Il sindaco scopre Roma

Questa è la grande notizia che oggi viene dalla capitale. Gianni Alemanno il sindaco di Roma oggi si è accorto che ci sono i campi nomadi a Roma. Oggi ha scoperto il Casilino 900: “Quello che ho visto oggi nei campi nomadi autorizzati – ha sottolineato il sindaco, dopo una premiazione dell’Unione stampa sportiva italiana al Circolo canottieri Aniene – non si vede neppure in Medio Oriente, nei campi profughi palestinesi, in Nepal, nelle parti più estreme del terzo mondo”.

Dove è vissuto fino ad oggi il sindaco Alemanno? Come mai conosceva così bene la situazione nepalese e ignorava la situazione del Casilino 900 comune a quella di molti altri campi?

Bastava anche solo guardare un documentario come quello che segue:

I giornali riportano che le parole di Alemanno hanno rassicurato chi vive nel campo Najo Adzovic, portavoce del Casilino 900 pare abbia detto : “Alemanno è stato molto gentile, l’unico sindaco a venire a trovarci nel campo in tanti anni. Ci ha tranquillizzati sul nostro futuro, ha detto di non avere paura perché troverà una soluzione”

Mi dispiace non condividere l’ottimismo delle persone che vivono al Casilino 900, ma la parola “soluzione” in bocca ad Alemanno eletto tra gli “alalà” a me fa paura.

Donne e uomini

Oggi al ritorno dal pranzo mi sono diretta verso l’ascensore. Quando sono arrivata c’erano in attesa quattro ragazzi (qualcuno più uomo che ragazzo) che lavorano nello stesso mio ente, ma in un campo completamente diverso. Per un attimo ho pensato “Lascio perdere, tiro dritto e faccio le scale”. Poi mi sono detta, ma no Trotella vuoi cadere anche tu nello stereotipo: perché devi pensare che quattro uomini, onesti lavoratori, debbano necessariamente rompere le scatole a una personcina a modo che vuole solo raggiungere il terzo piano in santa pace?

E così mi sono fermata ad attendere anch’io. Naturalmente voi l’avrete già capito perché siete più svegli di una trotella qualunque: se gli stereotipi esistono a volte un motivo c’è……

Già prima di entrare ero color porpora. Tre di loro si sono fiondati dentro appena le porte si sono aperte. Il terzo li ha guardati con aria di superiorità e ha detto:

-Ma quanto sete ignoranti, nessuno che abbia fatto passare la signora

- Io non l’avevo vista, scusi

- Ma come non l’hai vista? Ahò ma che è normale uno che non vede la signora? A France’ ma da che parte stai tu?

E giù risate e ammiccamenti.

Nel frattempo la signora in questione (io) era arrossita fino alle orecchie e sarei tornata volentieri indietro verso le scale, ma ormai era tardi e il mio orgoglio di donna (che non ha nulla da invidiare a quello gay) non avrebbe ceduto.

-         Prego signora, vede qualche gentiluomo ancora esiste, ma siamo in pochi ormai

Sono entrata e mi sono schiacciata nella parte più riparata dell’ascensore, facendomi più piccola del mio abituale piccolo. Consapevole che il viaggio sarebbe stato lungo. E lo è stato. Al primo piano ci siamo fermati ed è salito un collega che conosco solo di vista, ma i tipi in questione non hanno smesso di fare allusioni e sghignazzi, anzi (ma ve li risparmio). Sono scesi al secondo piano. Allora il mio collega mi ha guardato e mi ha detto con un bel sorriso “Scusa da parte di tutto il genere maschile”.

Ho trovato questo suo gesto talmente bello da riparare davvero la cafonaggine degli altri tipi. Soprattutto perché nei suoi occhi ho visto che aveva capito. Aveva capito il mio imbarazzo, il mio fastidio e penso che davvero anche lui si sia imbarazzato, anche se in maniera diversa, in quanto uomo.

La morale?

Beh la prima è che nel 2008 una donna deve ancora provare imbarazzo a prendere un ascensore con quattro uomini. Io sono timida, ma certo il mondo non mi aiuta….

La seconda è che alcuni uomini nel 2008 (se in gruppo) si sentono ancora autorizzati o forse in dovere di fare commenti ed allusioni in presenza di una donna (specie se sola).

La terza è che alcuni uomini nel 2008 si sono liberati (ragazze sono loro che devono liberarsi è chiaro no?) a tal punto da avere la sensibilità di capire l’imbarazzo femminile e da trovare le parole giuste per “consolarlo”.

Pizzeria cinese

Oggi dopo il lavoro, sarà stata la stanchezza, il caldo o non lo so, mi girava la testa. Mi sentivo un po’ debole (nove mesi di allattamento non sono una passeggiata) così sono entrata in una pizzeria per prendere qualcosa. Al banco c’era un ragazzo cinese giovanissimo con un bel sorriso. Gli ho chiesto un pezzetto di pizza rossa. Mi ha chiesto se la mangiavo subito e ha cominciato a incartala.

Io avevo le mani impegnate. Ho preso il portafoglio e tirato fuori una moneta da due euro per pagarlo, poi ho pensato che avrebbe dovuto farmi il resto e con la pizza in mano non sarei riuscita a mettere i soldi nel portafoglio e non avevo tasche. Ho inziato così farraginosamente una manovra per cercare di tenere aperta la tasca dello zaino per poter quindi…..istanti….il ragazzino con un lampo negli occhi mi ha guardato e mi ha detto sempre sorridentissimo “non si preoccupi prima prendo i soldi, le faccio il resto, lei lo mette nel portafoglio e poi le do la pizza, con calma con calma”. Alla faccia della difficoltà di comunicazione tra culture, alla faccia della lentezza orientale e alla faccia di ogni razzismo. È stato sveglio, intelligente, gentile e pratico come non mi è mai capitato in una pizzeria gestita da italiani. Peccato che il posto è distante da dove lavoro di solito altrimenti ci sarei tornata tutti i giorni…e poi dicono che i cinesi ci fregano….certo se sono tutti così svegli…Se qualcuno se lo sta chiedendo la pizza era anche buona

 

Checco Zalone – i cinesi

 

Mani

Un amico mi segnala la parte finale di un articolo di adriano Prosperi comparso su Repubblica il 1° luglio:

Si prendano dunque le impronte digitali agli zingari e ai loro bambini. Nelle linee della mano le zingare hanno letto per secoli il nostro destino, ora è venuto il tempo di leggere e decidere il loro. Quanto ai bambini, ci dicono che è per proteggerli. Non per tutti sarà possibile: quella bambina a cui fu messa in mano una bambola esplosiva le dita non ce le ha più

Due zingari di De Gregori (gente che legge la musica nel firmamento)

 

Ecco stasera mi piace così
con queste stelle appiccicate al cielo
la lama del coltello nascosta nello stivale
e il tuo sorriso trentadue perle
così disse il ragazzo nella mia vita non ho mai avuto fame
e non ricordo sete di acqua o di vino
ho sempre corso libero, felice come un cane.
Tra la campagna e la periferia e chissà da dove venivano i miei
dalla Sicilia o dall’Ungheria
avevano occhi veloci come il vento leggevano la musica
leggevano la musica nel firmamento

Rispose la ragazza ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei per avere dei figli
con le scarpe rotte
girerebbero questa ed altre città
questa ed altre città a costruire giostre e a vagabondare
ma adesso è tardi anche per chiaccherare.

E due zingari stavano appoggiati alla notte
forse mano nella mano e si tenevano negli occhi
aspettavano il sole del giorno dopo
senza guardare niente
sull’autostrada accanto al campo
le macchine passano velocemente
e gli autotreni mangiano chilometri
sicuramente vanno molto lontano
gli autisti si fermano e poi ripartono
dicono c’è nebbia, bisogna andare piano
si lasciano dietro un sogno metropolitano

i fucili dell’Umberto

Quando andavo al Liceo ci fu la problematica dissoluzione dell’Urss che portò inizialmente a diversi interventi dell’armata rossa nei territori che cercavano l’indipendenza.
Fu, inevitabilmente, l’ultima vicenda internazionale a essere vissuta in maniera ideologica. Ricordo le assemblee di istituto in cui quelli di destra e quelli di sinistra venivano quasi alle mani. In un momento d’ira uno degli accesi leader di sinistra (Kefia intorno al collo e maglietta del Che) disse: ”Tu critichi l’Urss perchè prende le armi contro la Cecenia (o era qualche altra repubblica allora?), ma se domani mattina il Veneto secedesse tu non prenderesti le armi per andartelo a riprendere?”. Ricordo lo sguardo stralunato del tipo di destra (bomber di pelle e faccia da gran paraculo) che per la prima volta  mi fu simpatico: “A Cico, ma chi se ne frega del Veneto e che io me faccio ammazzà pe du gondole”.

Un segno dei tempi. Indubbiamente l’ideologia, ma anche il senso patrio stavano finendo. E anche l’assemblea tra le risate dei presenti e la sconfitta (una delle tante) dell’ala di sinistra. 

Dei miei amici pochissimi hanno fatto il militare, la maggior parte ha optato per un dignitoso servizio civile. 

Ormai mi ero rassegnata all’idea di un maschio italiano imbelle e invece cosa scopro? che il maschio italiano sarà pure imbelle, ma non quello padano. Che non solo è ben disposto a imbracciare il fucile, ma è disponibile a farlo non per riprendersi Venezia, ma per non pagare le tasse (e dire che basterebbe un buon commercialista)… pare che l’Umbertone ne abbia ben trecentomila di armati a disposizione….alla faccia dei miei pavidi compagni di liceo terroni!

 

25 aprile- Gli eroi della resistenza

Ancora a proposito di eroi. Forse ognuno di noi ha i suoi eroi in famiglia. Io di certo l’eroe di famiglia ce l’ho.
Se mio nonno fosse ancora vivo, so cosa avrebbe fatto oggi. Avrebbe ricordato, con gli occhi lucidi, il “povero Luigi”.
Il “povero Luigi” – per me Zio Luigi – era il fratello di mio nonno fucilato dai tedeschi sull’appennino emiliano insieme ad altri nove compaesani.
Zio Luigi venne ammazzato nel cortile di “casa Sacchi” (in alcuni paesi dell’Emilia le case hanno un nome). Il nonno mi aveva mostrato il posto. Io ero una bambina dalla fantasia fervida e molto impressionabile. Da quando lui mi mostrò il posto io non volli più andare a giocarci anche se su quel cortile affacciavano le case di acluni amichetti. Mi faceva impressione. Ci dovevo passare davanti comunque spesso e ogni volta mi chiedevo tante cose. Come fosse morire ammazzati. Se li avessero bendati. Se avevano pianto, urlato. Cosa facevano le loro madri, le mogli (Zio Luigi lasciò la madre che gli sopravvisse più di vent’anni, una moglie e due figli), mentre li fucilavano. Quanti fossero quelli che avevano sparato. Se erano giovani. Se erano come i nazisti della televisione. Se la terra che ricopriva ancora il cortile fosse la stessa che si era macchiata di sangue allora.

La resistenza entrò così nella mia vita. Con una familiare inquietudine. E anche con un familiare orgoglio. Quello di mio nonno mentre mi indicava il nome di Zio Luigi sul monumento per i caduti.

Penso sia una storia comune a quella di tanti italiani. Penso che sia oggi più che mai il momento di raccontarle queste storie. Storie normali. Storie di eroi.

 

Election Day

Per sdrammatizare, esorcizzare….Arcadia “Election day”

from www.youtube.com posted with vodpod

Ehh signora mia

Qualche giorno fa sono stata a pranzo fuori con persone che conosco poco, ma mi capita di frequentare. E ho avuto la maledetta, usata – per non dire ben nota – sensazione di essere fuori posto. Quando mi capita di sentirmi fuori posto? Quando vorrei dire qualcosa, ce l’ho lì, lì sulla punta della lingua e poi lascio perdere perchè capisco che sarebbe tempo sprecato. Inutile perchè non ci si capirebbe. Non c’è linguaggio comune. Non c’è una storia condivisa. Mi direte che non è grave. Certo non lo è. L’ho pensato anch’io. Però,poi, non riuscivo a capire perchè mi sentissi non solo a disagio, ma anche un po’ arrabbiata.
Poi d’un tratto tutto è stato chiaro. Ero a pranzo con persone che sono, o si proclamano, di sinistra. Dopo un buona parte della conversazione dedicata al problema delle tate, alla rassegna dei patrimoni propri e altrui, ascoltata da me più o meno con l’interesse che prestavo al cicaleccio proveniente dagli altri tavoli del ristorante, è arrivata una frase che continua a risuonarmi nella testa “Certo che la qualità delle scuole private a Roma non è elevata” .
A quel punto la tentazione di alzarmi e dire: “Scusate ho deciso di unirmi a quella tavolata di giapponesi perchè penso di sentirmi culturalmente maggiormente a mio agio con loro” è diventata quasi insopportabile.
Cazzarola, ma se la gente di sinistra o almeno di centro-sinistra parla così, pensa così dove stiamo andando?
Non me ne frega niente della qualità della scuola privata a Roma o a Salsomaggiore. E’ un problema dei preti. Che se ne occupino.
Mi interessano, invece, molto i problemi di una scuola pubblica che mi sembra sempre più in affanno. Ma se questi “intellettuali” di sinistra si preoccupano della scuola privata, chi si preoccuperà della scuola per mia figlia, della scuola per i figli degli stranieri, della scuola per i figli dei rom?
“La scuola privata a Roma non è di buona qualità”. “Anche l’operaio vuole il figlio dottore”. Ma almeno quelli lì non votavano a sinistra. Quando è successo tutto questo? Dov’era la famosa coscienza morale della sinistra mentre succedeva tutto questo? O forse la coscienza morale non è mai esistita?
Walter che succede?

Sexy Anna

Non so, forse sbaglio qualcosa.
Al momento, in attesa di sapere se le elezioni verranno rimandate o no, nel paese ferve la campagna elettorale. Senza parlare di Alitalia che continua ad avere qualche problemino.
E volete sapere qual è la notizia più letta durante la settimana sul Corriere della Sera on line?

Sexy anna: “Ma in realtà sono timida”

Un interessante articolo (sì lo sono andata a vedere anch’io, contribuendo a far salire le statistiche!) in cui Anna Tatangelo ci rivela i segreti dell’amore e del sesso con Gigi D’Alessio.

Nelle statistiche del mese, dopo il calcolatore previdenziale, troviamo “Era una donna, ora è un trans incinto” (3° posto), “Olanda: sì al sesso libero nei parchi” (5° posto). Oggi, poi, il terzo più letto è “Voglio sesso. 50 partner in tre mesi”

La prima riflessione è che mi sembra evidente quale sia l’atteggiamento degli italiani di fronte alla grave crisi che il paese attraversa…..e questo sulle pagine di un giornale ritenuto serio come il Corriere della Sera (il giornale dei padroni!!!)….mica su Eva3000!

La seconda è di autocritica. Tra le cose che adoro ci sono Lillo e Greg e 610 (sei uno zero), la loro trasmissione radio. Uno dei miei personaggi favoriti è l’opinionista grande capo indiano Estiqaatsi che  commenta appunto grandi notizie come “il tronista vattelappesca ha lasciato la tale del grande fratello” inziando sempre il commento con il suo nome, appunto “Estiqaatsi”. Mi sono permessa di ritenere che fosse un pensiero generalizzato….probabilmente non è vero. Per quelli che la pensano come me in regalo il podcast di Lillo e Greg

http://www.radio.rai.it/podcast/A0025711.mp3

Il Cavaliere e la Contessa

Pare che Berlusconi abbia suggerito a una precaria che gli chiedeva consiglio sulla sua situazione di sposare suo figlio.
Un esempio di grande democrazia…..pensate il Cavaliere lascerebbe che il figlio sposi una precaria….che uomo!

Il Cavaliere non si è mai risparmiato, cercando di proteggere da una professione particolarmente stressante i giovani meno fortunati, disse a Prodi ”Mica penserà che il figlio di un operaio possa fare l’avvocato”.

E Soro dice che non c’è più conflittualità sociale……ma…..

In onore del Cavaliere tiro fuori una vecchia canzone di quelle che tutti noi vorremmo appartenessero solo al passato, che vorremmo poter dimenticare.

Sono figlia d’operaio, laureata a pieni voti e con una specializzazione, attualmente precaria, ma già sposata….come risolvo il problema Cavaglie’? Divorzio? 

 

  

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