Yes, we can

Qualcuno deve aver detto a Veltroni che voto Obama. E che forse non sono la sola. Allora lui, da abile politico, subito ha copiato lo slogan di Obama “Yes we can”. Così, ha pensato, votano anche me. Walter, l’americano (forse dovremmo leggere uolter), non è nuovo a queste inziative. Ricordiamo che qualche anno fa, nel 2000, utilizzò l’ ”I care” di Don Milani sì, ma anche dei Kennedy (su questo si trova ancora un interessante articolo di Michele Serra che vale la pena rileggere). Voglio dire a Veltroni che ci penserò, ma continuo a pensare che Obama sia il mio candidato. Come Maura  nemmeno io ho il “mito americano”. Anzi. Ma Obama mi piace. O mi piace come l’hanno costruito.
Il candidato alla presidenza degli Stati Uniti è figlio di un ex pastore di capre keniota e di un’americana (bianca) del ceto medio. I genitori poco dopo la sua nascita si separarono e la madre sposò un indonesiano. Obama visse per un periodo in Indonesia, poi tornò negli stati Uniti per studiare. Ho sentito alcuni suoi discorsi è davvero un ottimo oratore, convincente, fine, ma anche alla mano.
Ascoltando i suoi discorsi ho capito perchè i diversi inviati dei nostri telegiornali finiscono per chiamarlo Barack e non Obama. Ti dà l’idea di un amico di famiglia. Di uno che conosci e che ti conosce (e non sono nemmeno americana!). Una gran cosa per un politico. Provate ad ascoltarlo, anche se non interamente perchè il video è lungo (non lasciatevi scoraggiare dall’inizio che sembra quello di un incontro di wrestling):

Certo è un modo diverso di fare politica. Ma è indubbio che il tipo ha un gran carisma.
Ora provate a guardarli, Barack e Walter, in un confronto (questo di video è brevissimo):

Ma non sarebbe meglio che ognuno usasse in una campagna politica la sua lingua? Una lingua è la sedimentazione di una cultura. Un lingua ha una storia. Vada Veltroni a spiegare a mia nonna che significa “Yes, we can”. Per dirla alla Moretti “Io non parlo così, io non penso così”. Quindi a uno statunitense con la storia di Obama che mi dice “Yes, we can” ci credo. A un italiano figlio di un giornalista che mi dice la stessa cosa faccio più fatica a dar fiducia. Insomma non vorrei scoraggiare Veltroni, ma nonostante il suo sforzo di avvicinamento per avere il mio voto, al momento continuo a votare per Obama.