Al di là delle nuvole

Quello che segue è poesia. “Al di là delle nuvole” Michelangelo Antonioni (con la mano di Wenders che si vede e come se si vede).

Kitchen Stories

Spero l’abbiate già visto. Io l’ho rivisto. In ogni caso chi si occupa di ricerca sociale e soprattutto di ricerca empirica non può perderselo……guardate il trailer

So far so good

Ultimamente mi viene ripetuto e trovo a ripetermi spesso “So far so good” come l’uomo che cadeva dal grattacielo.

Vi propongo quella che secondo me è l’interpretazione più bella e toccante della storia. E’ tratta da uno uno dei miei film preferiti ”L’odio”

 

Rino Gaetano – Siamo tutti figli unici

Questa sera su Raiuno, in una pausa del festivalone, mandano in onda un film su Rino Gaetano (Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu, con Laura chiatti e Claudio Santamaria). Non lo guarderò.
Per scelta e non per i miei doveri di mamma.
Ma voglio ricordare anch’io oggi Rino Gaetano.
Non amo vedere i posti dove sono morte delle persone.
E nemmeno quello in cui sono sepolte.
Mi fanno una grande e pessima impressione (Pompei, come le Fosse Ardeatine).
Ci sono una paio di eccezioni. Ho voluto vedere il posto dove fu ucciso Pasolini.
E sono andata diverse volte al cimitero degli Inglesi.
Un altro posto che ho voluto vedere è il luogo dove si è schiantato Rino Gaetano a Roma, sulla Via Nomentana.
Morì nel 1981, il giorno prima del mio nono compleanno. Ne ho un ricordo molto vago. Ma forse, poichè venne fuori il giorno del mio compleanno me lo ricordo.
Eppure Rino Gaetano – che allora mi sembrava un tipo strano – ha continuato ad accompagnarmi.
E’ sempre difficile scegliere una canzone nel repertorio di un artista. Stasera per voi scelgo “Mio fratello è figlio unico” (sì penso sia la mia preferita)

Mio fratello è figlio unico 

Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio
di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l’amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto – Ancona
e non ha mai criticato un film
senza mai prima vederlo

mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia
non può passare al Frosinone
perché è  convinto che nell’amaro benedettino
non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud
può vivere cent’anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati
malpagati e frustrati

mio fratello è figlio unico
sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
frustrato derubato sottomesso
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
malpagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mario

  

Ascanio Celestini e i precari

Non so quanti di voi abbiano seguito lo scambio tra me e Gino a proposito di “Un giorno credi”.
Ascanio Celestini è uno dei pochi che oggi riescono a riempire il vuoto. Uno dei pochi che riescono ancora a rompere il silenzio. A stupire con l’ordinario. Perchè questo è il punto. Ascanio Celestini non si inventa niente. E’ un verista, racconta storie di persone qualunque, ma stupisce. E perchè questo? Perchè oggi, nella società dell’informazione sovrabbondante, l’ordinario può stupire? Perchè sappiamo tutto di Carla Bruni e Sarkozy, sappiamo pure quello che non è vero, sappiamo tutto dei funerali della mamma di Berlusconi, grandi giornalisti ci hanno svelato i segreti de “La casta”, ma da tempo nessuno ci parla più delle persone, delle persone normali, di quelli come noi. Perchè non ce ne parla più nessuno? Perchè – dicono – le gente vuole divertirsi. Vuole leggerezza. Forse. Forse è vero che, a volte, abbiamo bisogno di distrarci, di non pensare. Ma forse c’è un altro perchè più profondo e solido. Alla classe dirigente (e ci metto dentro anche la maggior parte dei giornalisti) non fa comodo mostrare le miserie delle vite comuni. Quando durante la ricostruzione De Sica girò “Umberto D.” (1952) incontrò non pochi ostacoli nel farlo uscire nelle sale. Una certa classe politica vi si oppose con forza. Giulio Andreotti disse (da wikipedia): ”Se è vero che il male si può combattere anche mettendone a nudo gli aspetti più crudi, è pur vero che se nel mondo si sarà indotti – erroneamente – a ritenere che quella di Umberto D. è l’Italia della metà del ventesimo secolo, De Sica avrà reso un pessimo servizio alla sua patria, che è anche la patria di Don Bosco, del Forlanini e di una progredita legislazione sociale”.

Purtroppo allora molti italiani vivevano come Umberto D. e anche peggio e a questi italiani non importava molto dell’impressione che gli svizzeri avrebbero ricavato della loro condizione.

Oggi sono molti di più gli italiani a vivere come i protagonisti di “Fabbrica”, di “Parole Sante” di quelli che vivono come Vacanze a Miami, ma molti preferiscono pensare che non è possibile, si girano verso il muro e si addormentano serenamente.

  

Nanni Moretti al TG1

Parto dicendo che c’è stato un periodo della mia vita in cui adoravo Nanni Moretti. Ero molto giovane. Guardavo un giorno sì e uno no “Io sono un autarchico”.  
Penso che “Bianca” sia uno dei film che ho visto più volte nella mia vita, imponendolo ad amici, fidanzati e parenti.
Ho adorato “Palombella Rossa” anche se appartenevo a una generazione diversa. Mi piaceva incredibilmente il pezzo in cui Moretti gridava: “Le parole sono importanti”

Quando diceva: “chi parla male pensa male e vive male” “trend negativo io non parlo così, non penso così”

 

In questi giorni Moretti sta promuovendo il film “Caos calmo” in cui ha il ruolo del protagonista.
Non so se è perchè il libro di Veronesi dal quale è tratto non mi è piaciuto (l’ho trovato estremamente borghese, intriso di borghesia). Non so se perchè continua a girare la storia promozionale di questa scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari (detto tra noi ”ma chissenefrega” in un paese evoluto mi chiedo se questa cosa farebbe notizia). Non so se perchè in fondo lui è perfetto nel ruolo del protagonista e il protagonista di Caos calmo non mi piace. Ma Moretti mi convince meno.

Stasera era al TG1 intervistato da Sassoli che, riferendosi alla scena di sesso con la Ferrari, l’ha definita “osè” . Moretti si è messo a ridere dicendo che osè è una parola che non usa più nessuno nemmeno sua madre. Alla fine dell’intervista Sassoli, non gliel’ha passata e gli ha detto “ma non è una brutta parola osè” e Moretti ha detto che non era brutta, ma desueta.

Non lo so. Ho trovato antipatico lo scambio. Forse perchè anch’io uso la parola “osè” e un’infinità di parole desuete come “desueto”. Forse perchè replicare in diretta la scena di Palombella Rossa con la giornalista non è stato cortese (visto che aveva accettato un invito al TG nazionalpopolare, quando sei ballo devi ballare). Forse ancora di più perchè in fondo Sassoli non aveva sbagliato e forse perchè considero meno grave utilizzare parole che stanno sparendo che parole nuove, alla moda, finti anglismi.
Insomma, in un mondo di volgarità chi dice “osè” io lo salverei e così mi ritrovo tristemente dalla parte di Sassoli e non di Moretti. E ho sempre meno certezze. 

Il caimano

Sono nervosa in questi giorni. Per quello che succede nel nostro paese.
Per quello che temo succederà. Vorrei essere indifferente. Fingo indifferenza. Ma non è così.
Un film che (sembra) abbiamo dimenticato in fretta:

 

Forse perchè siamo un’Italietta

Alta Fedeltà

alta-fedelta.jpg 

Ieri ho fatto una cosa che non si fa. Che non si deve fare. O almeno che io non devo fare.

Forse qualcuno di voi lo sa. Sì, di certo alcuni lo sanno. Io non rileggo mai un romanzo dopo averlo letto. Almeno non interamente. Dei brani sì, ma dall’inizio alla fine no.

Salvo rare eccezioni in momenti particolari (qualche tempo fa ho riletto la “Danza immobile” di Scorza, ma la rilettura, ve lo assicuro, aveva un suo perché).

Perché non lo rileggo? Semplicemente perché ci sono rimasta fregata un paio di volte.

Ricordavo dei libri bellissimi e dopo qualche anno sono andata a rileggerli per ritrovare l’emozione, il pathos…..e invece niente. Non c’ho mai ritrovato nulla (tranne nel caso della “Danza immobile”, ma era tutta un’altra storia). Un pessimo effetto. E fosse finita lì la storia. Beh chi mi conosce un po’ sa che invece quello ha finito per essere il primo passo per sentirmi “invecchiata”, “inaridita”, “delusa”, ecc. Che mi era successo durante quegli ann,i visto che la magia non funzionava più?

Insomma mai rileggere.

Non pensiate che ieri ci sia cascata. No, non sono così trota. Semplicemente ho visto un film.

Il film in questione è “Alta Fedeltà”. Non mi è piaciuto. Sì colonna sonora inevitabilmente carina. Qualche pezzettino (ma proprio “ino”) divertente, ma niente a che vedere con il libro.

Ecco il punto. Niente a che vedere con il libro? O sono cambiata io.

“Alta fedeltà” (il libro) di Hornby mi venne regalato da un amico (che forse ci legge e chissà se se lo ricorda) per Natale moltissimi anni fa, direi nel corso di un’altra vita (sì decisamente un’altra vita). Il libro mi piacque molto. Lo lessi con divertimento, ma anche immedesimandomi nel protagonista. In particolare condividevo con lui la passione per fare top five di tutto (film degli anni Ottanta, canzoni straniere, ecc.). La vicenda prende spunto proprio dalla top five delle ragazze che hanno spezzato il cuore a Rob (il protagonista), appena lasciato dalla sua compagna.

Poi per una serie di motivi questo libro contribuì a cambiare la mia vita (allora già in tumultuoso mutamento). Insomma per me rimase un punto di riferimento. Una specie di spartiacque: la mia vita prima e dopo “Alta fedeltà”.

E dopo il film di ieri mi chiedo se questo libro meriti il ruolo di spartiacque. Ma non ci cascherò, trotella che sono, e non andrò a rileggere.

La sensazione e di due cose profondamente diverse. E me la terrò serbando qualche dubbio.

Del film vi propongo un passaggio che nel libro non ricordo, ma mi sono vietata di prenderlo, quindi non saprò mai se c’è:

 

“Ma una cosa me l’ha insegnata quella disfatta: sfidare solo le pari peso perché Charlie era di un’altra categoria troppo bella, troppo sveglia, troppo carattere, troppo tutto e io invece? Un peso medio. Non sarò il più gamba del mondo, ma neanche il più stupido…”

 

Nel dialetto della città dove ho vissuto per molto tempo c’è un proverbio che dice “Non te rapperizzicà che t’arettummuli”, cioè non ti arrampicare che cadi o più liberamente “chi troppo in alto sale cade sovente”

 

C.R.A.Z.Y.

crazy.jpg 

Non so se è per la scena in cui Zac il protagonista si veste come David Bowie e canta “Space Oddity”, non so se perché Crazy è il titolo di una canzone di Patsy Cline per la quale il padre di Zac va talmente pazzo da chiamare i figli con nomi che compongano la parola C.R.A.Z.Y., non so se perché il film comincia con la mamma che perde le acque proprio come è successo a me (quasi)  qualche mese fa…..ma, nonostante il malumore, il film mi è piaciuto. Funziona.

La trama non ve la racconto, ma c’è dentro l’omosessualità, la religione, la droga e soprattutto il rapporto con il padre (che poi è sempre anche il rapporto con il nostro diventare adulti).

In sostanza c’è la trasgressione in tutte le sue molteplici forme. Trasgressione intesa come ricerca dello sballo, dei capelli lunghi, della moto, della droga quasi accettata o comunque tollerata dai genitori e la trasgressione alle regole morali e religiose della comunità dovuta all’omosessualità che invece non è in nessun modo accettata, tanto che chi la vive la nasconde a se stesso, anche in quegli anni (il film si snoda tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta) in cui ci si ribellava e si metteva in discussione tutto.

Il cammino di Zac sarà comunque un cammino individuale e non generazionale e per questo ancora più difficile.
La colonna sonora è bellissima: oltre a David Bowie ci sono anche i Rolling stones e i Pink Floyd

Duran Duran

A grande richiesta. Per chi non li conoscesse. Per chi li avesse dimenticati. Pr chi avesse preferito dimenticarli. Per chi si fosse scordato come andavo vestita negli anni ‘80. Per chi non avesse visto le mie foto con al braccio un metro di braccialetti di caucciù. Ma soprattutto per chi era con me quel 1 giugno piovoso di tanti anni fa allo stadio Flaminio (soprattutto a Enrico!)

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