è morta ALda Merini

Bacio

Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.

Addio piccola ape furibonda

Coda di Lupo – F. De Andrè

Ora sai che questa canzone che parla di me

Colloquio di lavoro

Nella mia vita mi è capitato molto più spesso di esaminare che di “essere esaminata”
e vi giuro che in numerose occasioni ho avuto la tentazione di fare qualcosa di questo genere:

Meno male che adesso non c’è Nerone – Edoardo Bennato

Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Quanta paura che ti fece a scuola
tra le lezioni da imparare a memoria
la storia di un’imperatore
era per tutti un gran terrore
allora tu dicesti
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Oh oh oh
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Lui comandava sopra il mondo intero
teneva tutti sotto la sua mano
la storia dice forse e’ verita’
che alla fine incendio’ la citta’
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Oh oh oh
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Ed alle feste che organizzava
c’era il bel mondo
ed anche lui suonava
gli altri all’aperto senza protestare
se no aumentava le tasse da pagare

Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Oh oh oh
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Pero’ in fondo ci sapeva fare
e per distrarli dalle cose serie
ogni domenica li mandava in ferie
tutti allo stadio a farli divertire
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Oh oh oh
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Oh oh oh
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Oh oh oh
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Meno male
che adesso non c’e’ Nerone
Oh oh oh
Meno male
che adessso non c’è’ Nerone

Dave Matthews Band – Alligator Pie

Che coss’è l’amor

In questo periodo mi gira bene. Si è alzata una cappa di piombo che mi pesava in testa da alcuni mesi e ho cominciato di nuovo a respirare. A trovare le persone interessanti, simpatiche, belle. A soffermarmi sulla forma dei nasi. Sull’intensità degli occhi. A perdermi nei nodi morbidi delle cravatte. A seguire scie di profumi. A indagare sorrisi. A ridere e a lasciarmi andare. Non mi sono innamorata, ma sento di potermi innamorare. Questo è lo stato di grazia. Almeno lo è quando si è sposati e si ha una bambina. Sentire che ci si potrebbe innamorare da un momento all’altro. Sentire che da un momento all’altro potresti perdere la testa e fare una follia. Che poi tu non la faccia e che alla fine i tuoi piedi siano ben piantati per terra è un’altra cosa.
E allora ci vuole Capossela e una delle sue canzoni che preferisco (in una versione con una fantastica introduzione) che dedico a un mio caro amico con cui oggi abbiamo discusso d’amore e innamoramento. No, non è questione di ormoni…

Che cos’è l’amor
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto
all’ amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata all’ombra
del lampione san soucì

che cos’è l’amor
chiedilo alla porta
alla guardarobiera nera
e al suo romanzo rosa
che sfoglia senza posa
al saluto riverente
del peruviano dondolante
che china il capo al lustro
della settima Polàr

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi
dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma

che cos’è l’amor
è un sasso nella scarpa
che punge il passo lento di bolero
con l’amazzone straniera
stringere per finta
un’estranea cavaliera
è il rito di ogni sera
perso al caldo del pois di san soucì

Che cos’è l’amor
è la Ramona che entra in campo
e come una vaiassa a colpo grosso
te la muove e te la squassa
ha i tacchi alti e il culo basso
la panza nuda e si dimena
scuote la testa da invasata
col consesso
dell’amica sua fidata

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
vampiro nella vigna
sottrattor nella cucina
son monarca e son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey

Che cos’è l’amor
è un indirizzo sul comò
di unposto d’oltremare
che è lontano
solo prima d’arrivare
partita sei partita
e mi trovo ricacciato
mio malgrado
nel girone antico
qui dannato
tra gli inferi dei bar

Che cos’è l’amor
è quello che rimane
da spartirsi e litigarsi nel setaccio
della penultima ora
qualche Estèr da Ravarino
mi permetto di salvare
al suo destino
dalla roulotte ghiacciata
degli immigrati accesi
della banda san soucì

Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
vampiro nella vigna
sottrattor nella cucina
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey
Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey

Taverna 58 – Pescara

La compagnia conta molto e ieri sera ero in ottima compagnia. Però il ristorante che la “compagnia” ha scelto era davvero un posto “prezioso”.
Pescara non sarà una gran meta turistica, ma se vi capitasse, vi consiglio assolutamente la Taverna 58 un posto in cui si mangia benissimo, si beve altrettanto bene e si viene accolti con tanta cortesia da avere la sensazione di essere proprio coccolati. E alla fine non costa poi molto.
Per chi volesse curiosare: http://www.taverna58.it/index.htm

Questo è solo l’antipasto:
taverna58

Il sol dell’avvenir

Non so se chi deve capire capirà…..La politica non c’entra niente (per una volta)

Brunetta

Io per bene mai

IL COMMENTO
Demagogia al governo
di MICHELE SERRA

Ci sono “élite di merda che vivono di rendita” e tramano contro il governo e dunque contro il popolo sovrano. Così, in sintesi, ha detto ieri il ministro Brunetta, entusiasmando una platea amica e disgustando una volta di più l’altra metà degli italiani, si suppone in rappresentanza delle élite di merda.

Brunetta è il classico fanatico: uno che quando parla gli saltano uno dopo l’altro i freni inibitori, e gli esce fumo dalle orecchie. In quanto tale, in una fase così aspra dello scontro politico, ascoltarlo aiuta a mettere a fuoco almeno alcuni dei sentimenti profondi che muovono questa maggioranza. A partire dal fascismo, l’odio per le élite (vedi il complotto demo-pluto-giudo-massonico) è un classico del populismo autoritario. Ricchi malvagi, gelosi dei loro privilegi, tramano nell’ombra per contrastare l’avvento luminoso di una nuova era.

Gli archivi di Libero e del Giornale, quando gli storici vorranno occuparsene, sono da questo punto di vista una illuminante e annosa collazione di tutto o quasi il malanimo che la piccola borghesia di destra, elettrice dei Brunetta e lettrice dei Feltri, nutre per le cosiddette élite: gli Agnelli, la borghesia azionista, De Benedetti e Scalfari, gli intellettuali altezzosi, Miuccia Prada (?!), i professori snob, gli urbanisti, i cineasti, i radical chic, secondo una classificazione biliosa e scriteriata che non discende tanto dal reddito e tantomeno dalle persone, quanto, diciamo, dall’immagine sociale, vera o presunta, dei bersagli via via individuati. In blocco, e un tanto al chilo, essi sarebbero la spina dorsale di una sinistra debosciata, scroccona e classista. (Va da sé che i circa diciotto milioni di elettori di centrosinistra, forse non tutti urbanisti o rettori, per comodità non vengono inclusi nel quadro polemico: non è mai la realtà, è il suo fantasma a favorire le ossessioni politicamente più produttive).

Se il ministro Brunetta, piuttosto che un iracondo e un demagogo, fosse una persona ragionevole, e davvero parlasse per conto del popolo italiano e nei suoi interessi, saprebbe che il nostro Paese, nell’ultimo paio di secoli, ha molto patito non già a causa delle élite, ma della loro gracilità, o mancanza. Se, per esempio, la grande borghesia conservatrice non fosse stata spazzata via (vedi l’affaire Montanelli, vedi la morte di Ambrosoli, vedi eccetera eccetera) dalla piccola borghesia reazionaria e malaffarista che ha schiantato il senso dei diritti e il senso dei doveri, e oggi regge il timone del Paese, magari avremmo ancora ministri come Visentini e non come Brunetta e Bondi, altro fazioso vaniloquente.

Destra e sinistra, in tutto questo, sono un criterio piuttosto confuso, quasi un velame. Meglio varrebbe (e in questo, bisogna ammetterlo, il socialista Brunetta ci aiuta parecchio) provare a riclassificare lo scenario socio-politico italiano secondo i vecchi criteri dell’analisi di classe. Il poco che rimane della borghesia antifascista (certamente un’élite) e della classe dirigente repubblicana e costituzionale (un’altra élite) è l’ultimo argine culturale, etico e storico che si frappone al trionfo incontrastato dei Brunetta, del loro adorato leader e della piccola borghesia reazionaria che li vota in massa. Il loro capo, da solo, ha più potere dei fantasmatici “poteri forti” messi assieme, più denaro, più media, più altoparlanti e più balconi, più giornali, più giornalisti, più servitù e più tutto. Ma, effettivamente, nonostante questo potere fortissimo, Berlusconi non è élite, non è classe dirigente, non è statista (gli statisti uniscono i popoli, non li spaccano a metà come una mela). È potere senza rispetto, ricchezza senza status, popolarità senza prestigio. Brunetta, che è animoso e sincero, avverte nel profondo questa inadeguatezza. Ma piuttosto che investirne, con la dovuta umiltà, se stesso e il suo capo, si aggrappa al popolo e indica nelle “élite di merda” il Nemico da combattere.

In questo Brunetta (come parecchi ex socialisti, ahimè) è il berlusconiano perfetto: pur di non dubitare di se stesso, attribuisce ogni problema alla malvagità del Nemico. Urgerebbe un analista se anche gli psicanalisti non fossero, come è ovvio, una élite di merda.

Ancora più efficace secondo me il commento di MErlo

Don’t you forget about me

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