Mission impossible

Ma io ce la farò……

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8 ottobre

E’ tutto pronto…quasi…io sto per andare a nanna…lei è già a nanna.
Grazie a tutti coloro che ieri ci hanno chiamato, mandato sms, inviato e-mail.
L’8 ottobre resterà sempre il giorno più bello della mia vita.
Poco tempo fa un amico che non mi vedeva da qualche anno mi ha detto che sono diventata più bella che la maternità mi ha fatto bene. L’ho corretto e ho detto “non la maternità, il parto”.
Io sono (ri)nata con Claudia. Ho imparato finalmente ad amarmi quando mi sono resa conto di cosa è capace una donna. Da quel giorno non sono più la stessa, ma sono una persona migliore, più forte e che crede molto di più nelle proprie possibilità.
Domani vi aspetto carissimi per festeggiare insieme questo miracolo e questa doppia nascita.

Un fatto buffo

Premessa. Nel mio mestiere capita di scrivere per altri. Non scrivere per altri nel senso di dedicare loro delle cose. Scrivere per altri nel senso che tu hai le idee, tu fai il lavoro, loro firmano. Non dico che si firma congiuntamente, no, no, tu non compari proprio.
Capita e non dovrebbe. Capita e nel 90 per cento dei casi te ne penti. Perchè lo fai? Difficile spiegarlo. A volte è una questione di meccanismi in cui ti trovi incastrato. Altre è semplicemente l’incapacità di dire “no”. Io me ne sono sempre pentita (tranne in un caso).

Fatto. L’altro giorno sono stata invitata a partecipare come discente a un corso in cui il docente mi avrebbe illustrato un mio lavoro (da lui firmato e in cui il mio nome non comapre nemmeno). Interessante no? Sarebbe anche carino partecipare al seminario e fare un sacco di domande, visto che io conosco molto bene i punti deboli di quello che è stato fatto. Ho trovato tutto questo molto piccolo e meschino.

Conseguenza. Tra i buoni propositi per il nuovo anno c’è quello di non fare mai più lavori che altri firmano. Basta. Non fatelo nemmeno voi. Non fatelo nemmeno per le persone che stimate di più perchè poi alla lunga sono (anche) queste le cose che minano la stima. Lasciate stare. Pretendete di comparire, magari insieme al big di turno; non permettete che il vostro lavoro vi sia completamente espropriato perchè, prima o poi, ci starete male, perchè è un’umiliazione.

Il senso della ricerca

Domani sarò seduta intorno al tavolo con i tre ricercatori che stimo di più. Mi sento agitata e felice come una bambina. Quando mi confronto con loro ogni volta mi nascono mille curiosità. Due di loro mi hanno “cresciuto” scientificamente, hanno guidato i miei primi passi e se non fosse stato per loro non avrei mai intrapreso la strada della ricerca. Ho imparato da loro la passione e la voglia di scoprire. Non importa se loro ormai sono un professore ordinario e un dirigente di ricerca. Per me restano due ricercatori e basta. Perchè quando siamo seduti intorno al tavolo a ragionare delle cose che seguiamo da anni tornano a essere questo. Dei bambini curiosi diversissimi tra loro e divertentissimi da vedere a lavoro. Anche se hanno fatto la loro carriera, il loro percorso restano questo. E al di là dell’ambizione, della voglia di arrivare, quella di scoprire il mondo resta la loro spinta più grande. Il terzo è completamente diverso e lo conosco da meno tempo, ma, nonostante un maggior disincanto, è una persona che ama profondamente ciò che fa. La ricerca è questo. E’ la curiosità condivisa che vince contro la mancanza di fondi, di risorse, di personale. La curiosità condivisa che vince contro la noia e la stanchezza. La conoscenza prima, poi tutto il resto. Grazie per avermi inseganto questo.

Tascapane

Un amico qualche giorno fa mi ha detto di non sapere cose fosse un tascapane.
Mi è sembrato buffo. Ma forse buffa è la mia lingua piena ancora di parole come “tascapane” e “tavolinetto”.
Questo è un tascapane:

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In inglese il tascapane si chiama haversack (haver è un tipo di pane molto semplice).
Quello che per pudore non t’ho detto (per non sentirmi dire che sono la solita….) è che le poesie di Ungaretti prima di essere pubblicate erano lì. Riposte in un tascapane. Da un tascapane sono uscite le meraviglie de “Il porto sepolto”

Donato Mitola – Mai dire TV

Questo è un post dedicatissimo. Probabilmente ce lo ricordiamo solo in due….ma che due!

Questa era la preferita

Ma anche questa aveva un suo perchè

P.S.
Ha anche una pagina su facebook

Peonie

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Ieri è stato il mio compleanno. Mi sono presa un giorno di ferie. Questa mattina al mio rientro ho trovato un bellissimo bouquet di peonie sulla mia scrivania. E’ stato molto emozionante (da quanto tempo non ricevevo da un uomo un mazzo di fiori a sopresa?) e penso di non aver saputo nemmeno trovare le parole giuste per ringraziare la persona (che non mi legge) che mi ha fatto questa magnifico regalo….per una volta sono restata senza parole…..

Lettera – Francesco Guccini

Ogni volta che l’ascolto inevitabilmente penso a te, amica mia. E l’ascolto sempre più spesso. E più spesso vorrei dirti queste cose. Fortunatamente al contrario delle persone alle quali è dedicata tu ci sei ancora, ma la sostanza non cambia….

Lettura

Oggi un amico che ha imparato a conoscermi velocemente ha intuito un gran segreto. Scherzando mi ha detto “Le persone che leggono così tanto sono tutte un po’ malate”. Vero. Lui non lo sa (adesso sì), ma ho imparato a leggere per “malattia”. Per curare la mia solitudine, per colmare un immenso vuoto. Lungo da spiegare, ma quando avevo nove anni cambiai casa e lì cambiò il mio mondo. Dai cortili pieni di bambini con i quali giocare mi ritrovai nella solitudine della campagna. Lì vissi il mio passggio dall’infanzia all’adolescenza. Nella solitudine. Lì cominciai a divorare libri e a costruire un mondo tutto mio. A viaggiare con la fantasia. E’ vero è una malattia. E’ una fuga a buon prezzo. Ed è quando sono proprio a terra che leggo di più….ma forse è anche quello che mi ha salvato

Mia sorella che guardi il mondo

Oggi è il compleanno della mia sorellina piccola. Sono figlia unica, ma la vita mi ha regalato due sorelle. Le dedico una canzone di Fossati che non è quella che riecheggia nel titolo del post. E’ una canzone che a me piace moltissimo anche se ne è stato fatto un uso politico riduttivo che ne ha snaturato la bellezza. Auguri sorellina e non so più se “sono io oppure sei tu”

Alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c’e’ qualcosa da dire ancora, se c’e’ qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c’e’ qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c’e’ qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno sempre all’ultima mano
e sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo fra le braccia
ci si e’ trovato anche la morte
sono io oppure sei tu, ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c’e’ qualcosa da dire ancora, se c’e’ qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c’e’ qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c’e’ qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
sono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te, arrivo sempre l’indomani
e ti busso alla porta ancora e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te, mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando la canzone popolare
sono io, sono proprio io, che non mi guardo più allo specchio
per non vedere le mie mani più veloci, ne’ il mio vestito più
vecchio
e prendiamola fra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro, quest’esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu, che sono io e che sei anche tu
alzati che sta passando la canzone popolare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c’e’ qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
se c’e’ qualcosa da capire ancora, ce lo dirà
se c’e’ qualcosa da chiarire ancora, ce lo dirà
se c’e’ qualcosa da cantare ancora, ce lo dirà.

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