Grazie Kieślowski
Il cielo sopra Berlino – W. Wenders
June 4, 2010 at 8:14 pm (Film)
Oggi ho parlato con un amico di questo film. Ho scoperto di non avergli mai detto che è il mio film preferito. Mi è sembrato strano, assurdo. Mi sono accorta che in fondo non abbiamo parlato poi così tanto allora.
Questo non è solo il mio film preferito, ma è il film della vita. Quello che ti porti per sempre dentro. Quello che avevi già dentro prima di vederlo. Potrei averlo girato io, fossi capace di tanta poesia e tanta arte.
E poi, altro stupore, ho scoperto di non aver mai fatto un post su qyesto film e mi è sembrato ancora più assurdo….possbile? Pare di sì….
La poesia inziale con la quale il mio amico mi ha commosso oggi
e naturalmente la mia scena preferita (che spero il mio amico abbia facilmente indovinato) che non ho trovato in italiano
Brivido caldo
April 12, 2010 at 8:31 pm (Film)
Un film visto tantissimi anni fa. Oggi qualcuno me l’ha ricordato
Giù al Nord
May 20, 2009 at 8:54 pm (Film)
Un film leggero, ma intelligente. Un film contro i pregiudizi. Ma anche un film sulla provincia e la vita di provincia.
Il messaggio del film che mi piace di più è però che non conta dove lavori o dove vivi. Conta con chi lavori e con chi vivi.
E spesso le persone con cui vivi, con le quali cioè passi la maggior parte del tempo, sono quelle con cui lavori.
E sono le relazioni umane a fare la differenza.
M’hanno fatto un buono
March 15, 2009 at 7:49 pm (Film)
Questo post è a uso e consumo dell’amica che non ricordava questo famoso scambio tra Verdone e la Sora Lella….
Burn after reading – E. eJ. Coen
March 12, 2009 at 11:48 am (Film)

Un grande George Clooney. Un Brad Pitt eccezionale. Malkovich è Malkovich e non si può aggiungere nulla. Francis Mcdormand è bravissima.
Un film sorprendete come i fratelli Coen sanno sorprendere. Sempre in bilico tra il riso e l’orrore. Una società spietata, falsa, superficiale in cui contano solo i soldi. Come se la fine della Guerra Fredda avesse segnato non solo la fine di un’epoca della geo-politica, ma anche la scomparsa dei punti di riferimento sociali catapultandoci in una realtà necessariamente anomica e demenziale.
Tutta la vita davanti – Paolo Virzì
February 20, 2009 at 6:06 pm (Film)

Non è il miglior film di Virzì. Ma è un film alla Virzì. Io mi sono accorta solo alla fine di quello che a mio avviso è il messaggio più importante del film “Attenzione che la precarietà la pagano soprattutto le donne”. È un film sul lavoro nei call center. Un film sulle laureate che non trovano lavoro. Sulle quarantenni che ormai sentono l’orologio biologico ticchettare più ansiosamente della sveglia di capitan Uncino. Sulle madri single che non sanno più come tirare avanti.
Un film che mostra che puoi essere il tipo di donna che vuoi (intellettuale, bonazza, sbandatella, vecchietta…) il punto è che alla fine il conto lo paghi tu donna. L’incertezza e la precarietà ricadono sulle tue spalle.
Nel nostro paese le donne si sono liberate finalmente dal ruolo- prigione di madre e sposa…fico…e adesso? Adesso ci realizziamo nel lavoro….ma quale lavoro? Non so in quanti c’abbiano dedicato un momento di riflessione, ma nel nostro Paese nel momento in cui le donne si sono emancipate…zac …è arrivata la precarietà, l’incertezza a fregarle. E anche nel privato non c’è più la certezza della famiglia…qualcuna la sogna ancora…forse proprio perché il mondo del lavoro non dà più nulla…ma è tutto sparito…così cosa resta?
Forse lo suggerisce la scena finale del film (che ricorda un po’ certe scene dei film di Almodovar) una solidarietà femminile che sembra resistere agli attacchi di questo mandaccio, una solidarietà che spesso, per voglia o necessità è intergenerazionale.
E gli uomini? Gli uomini nel film fanno una figura meschina: falsi, infantili, superficiali., sbruffoni Virzì non ne salva nessuno.
Il divo (2008)
January 5, 2009 at 7:46 pm (Film)
Un film difficile e per questo molto coraggioso. Difficile e coraggioso per i temi trattati, ma anche e soprattutto per i toni scelti. Un bel film non c’è dubbio, perfetto nella forma, magistrale nella regia, impressionante nell’interpretazione di Toni Servillo.
E’ un film su Andreotti, ma pian piano ci si accorge che è un film sulla politica italiana. Perchè Andreotti è stato la politica italiana per più di mezzo secolo. Tuttavia è e resta l’uomo il centro del film. L’uomo a tutto tondo. Nel pubblico e nel privato. In senato, come al bagno di casa sua. Una figura surreale, fredda e distaccata e per questo capace di tutto. Un uomo che davvero si sente investito di una missione (altro che unto dal signore!). Un uomo solo, estremamente solo. In un panorama politico desolante in cui in fondo, nel suo cinismo, Andreotti finisce per sembrare/essere la cosa migliore che potesse capitarci.
Così mentre il film va avanti lo spettatore ha sempre più la sensazione, vuoi anche per il trucco che modifica i tratti di Servillo, di essere di fronte alla maschera della politica e del potere. A quello che questi due termini rappresentano per l’Italia. Inizia così un gioco di specchi in cui persona e personaggio si confondono. Realtà e finzione si mescolano indistricabilemente…dove finisce il vero Andreotti e dove inizia il personaggio inventato da Sorrentino? Dove finisce il reale, il caso singolo per dare luogo all’astrazione, alla sublimazione? Forse non c’è soluzione di continuità perché Andreotti è l’incarnazione della politica e del potere, è la maschera perfetta del potere italiano. Di quell’idea del “fine giustifica i mezzi” che ha mosso e continua a muovere la politica italiana.
Alcune affermazioni chiave del film:
“Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. (…) Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch’io.”
“Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta.”
E la tensione tra bene e male è tanto politica quanto individuale. E il regista lo mette bene in luce. L’Andreotti di Sorrentino/Servillo è una figura di una malinconia estrema, perseguitata dal mal di testa, ai limiti del calvinismo, in fondo un’altra massima centrale nel film è che il protagonista non crede al caso, ma solo alla Volontà di Dio. Rovello individuale e azione pubblica si confondono, il dramma è unico. Nasce così un film che è una tragedia moderna riletta con le forme della tragedia classica in cui tanto spesso la morale individuale entrava in contrasto con la morale (talvolta legge) pubblica, in cui tanto frequentemente l’ordine costituito era il bene sommo da conservare e di qui la tragicità dei destini e dei personaggi “contro”.
Chiudo con un filmato che vi raccomando davvero di vedere…è una grande interpretazione di Servillo, ma è anche il “cuore” del film
Arizona dream – 1992
December 31, 2008 at 5:26 pm (Film)
Forse non è il miglior film di Kusturica. Forse è un po’ lungo. Forse è troppo onirico…..Ma ce ne fossero in giro di film così. E’ un film sull’amore, sui sogni, sulla vita e sulla morte. E’ un film sull’essere umano, la sua fragilità, la sua forza. E’ un film sull’importanza dei sogni e su come l’amore ci ponga in quello stato di grazia che ci consente di credere nei nostri sogni/desideri più folli.
E’ film sulla capacità dell’amore di farci superare i limiti, le regole, quelle imposte dalla società come quelle che noi stessi ci costruiamo come gabbie. Ma è anche un film sulla disillusione, sulla perdita o l’impossibilità di raggiungere lo stato di grazia del sogno (ad occhi aperti o chiusi).
Saper sognare e vivere allo stesso tempo una vita “normale” fatta (anche) di profumo d’acqua di colonia scadente non è un mestiere facile, è una prova da equilibristi veri, ma forse è lì che sta il segreto della felicità……
E’ un film che fa anche sorridere spesso e scelgo una delle scene che mi hanno fatto sorridere di più per questo post. Il cugino di Axel (il protagonista) è un aspirante attore fissato con “Intrigo internazionale”.
Di seguito la scena originale con Cary Grant (per chi non la ricordasse) e poi l’interpretazione di Paul (uno splendido Vincent Gallo):
Nel film ci sono molte altre citazioni cinematografiche tutte molto spassose