Giù al Nord

Un film leggero, ma intelligente. Un film contro i pregiudizi. Ma anche un film sulla provincia e la vita di provincia.
Il messaggio del film che mi piace di più è però che non conta dove lavori o dove vivi. Conta con chi lavori e con chi vivi.
E spesso le persone con cui vivi, con le quali cioè passi la maggior parte del tempo, sono quelle con cui lavori.
E sono le relazioni umane a fare la differenza.

M’hanno fatto un buono

Questo post è a uso e consumo dell’amica che non ricordava questo famoso scambio tra Verdone e la Sora Lella….

Burn after reading – E. eJ. Coen

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Un grande George Clooney. Un Brad Pitt eccezionale. Malkovich è Malkovich e non si può aggiungere nulla. Francis Mcdormand è bravissima.
Un film sorprendete come i fratelli Coen sanno sorprendere. Sempre in bilico tra il riso e l’orrore. Una società spietata, falsa, superficiale in cui contano solo i soldi. Come se la fine della Guerra Fredda avesse segnato non solo la fine di un’epoca della geo-politica, ma anche la scomparsa dei punti di riferimento sociali catapultandoci in una realtà necessariamente anomica e demenziale.

Tutta la vita davanti – Paolo Virzì

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Non è il miglior film di Virzì. Ma è un film alla Virzì. Io mi sono accorta solo alla fine di quello che a mio avviso è il messaggio più importante del film “Attenzione che la precarietà la pagano soprattutto le donne”. È un film sul lavoro nei call center. Un film sulle laureate che non trovano lavoro. Sulle quarantenni che ormai sentono l’orologio biologico ticchettare più ansiosamente della sveglia di capitan Uncino. Sulle madri single che non sanno più come tirare avanti.
Un film che mostra che puoi essere il tipo di donna che vuoi (intellettuale, bonazza, sbandatella, vecchietta…) il punto è che alla fine il conto lo paghi tu donna. L’incertezza e la precarietà ricadono sulle tue spalle.
Nel nostro paese le donne si sono liberate finalmente dal ruolo- prigione di madre e sposa…fico…e adesso? Adesso ci realizziamo nel lavoro….ma quale lavoro? Non so in quanti c’abbiano dedicato un momento di riflessione, ma nel nostro Paese nel momento in cui le donne si sono emancipate…zac …è arrivata la precarietà, l’incertezza a fregarle. E anche nel privato non c’è più la certezza della famiglia…qualcuna la sogna ancora…forse proprio perché il mondo del lavoro non dà più nulla…ma è tutto sparito…così cosa resta?
Forse lo suggerisce la scena finale del film (che ricorda un po’ certe scene dei film di Almodovar) una solidarietà femminile che sembra resistere agli attacchi di questo mandaccio, una solidarietà che spesso, per voglia o necessità è intergenerazionale.
E gli uomini? Gli uomini nel film fanno una figura meschina: falsi, infantili, superficiali., sbruffoni Virzì non ne salva nessuno.

Il divo (2008)

Un film difficile e per questo molto coraggioso. Difficile e coraggioso per i temi trattati, ma anche e soprattutto per i toni scelti. Un bel film non c’è dubbio, perfetto nella forma, magistrale nella regia, impressionante nell’interpretazione di Toni Servillo.
E’ un film su Andreotti, ma pian piano ci si accorge che è un film sulla politica italiana. Perchè Andreotti è stato la politica italiana per più di mezzo secolo. Tuttavia è e resta l’uomo il centro del film. L’uomo a tutto tondo. Nel pubblico e nel privato. In senato, come al bagno di casa sua. Una figura surreale, fredda e distaccata e per questo capace di tutto. Un uomo che davvero si sente investito di una missione (altro che unto dal signore!). Un uomo solo, estremamente solo. In un panorama politico desolante in cui in fondo, nel suo cinismo, Andreotti finisce per sembrare/essere la cosa migliore che potesse capitarci.
Così mentre il film va avanti lo spettatore ha sempre più la sensazione, vuoi anche per il trucco che modifica i tratti di Servillo, di essere di fronte alla maschera della politica e del potere. A quello che questi due termini rappresentano per l’Italia. Inizia così un gioco di specchi in cui persona e personaggio si confondono. Realtà e finzione si mescolano indistricabilemente…dove finisce il vero Andreotti e dove inizia il personaggio inventato da Sorrentino? Dove finisce il reale, il caso singolo per dare luogo all’astrazione, alla sublimazione? Forse non c’è soluzione di continuità perché Andreotti è l’incarnazione della politica e del potere, è la maschera perfetta del potere italiano. Di quell’idea del “fine giustifica i mezzi” che ha mosso e continua a muovere la politica italiana.
Alcune affermazioni chiave del film:
“Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. (…) Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch’io.”

“Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta.”

E la tensione tra bene e male è tanto politica quanto individuale. E il regista lo mette bene in luce. L’Andreotti di Sorrentino/Servillo è una figura di una malinconia estrema, perseguitata dal mal di testa, ai limiti del calvinismo, in fondo un’altra massima centrale nel film è che il protagonista non crede al caso, ma solo alla Volontà di Dio. Rovello individuale e azione pubblica si confondono, il dramma è unico. Nasce così un film che è una tragedia moderna riletta con le forme della tragedia classica in cui tanto spesso la morale individuale entrava in contrasto con la morale (talvolta legge) pubblica, in cui tanto frequentemente l’ordine costituito era il bene sommo da conservare e di qui la tragicità dei destini e dei personaggi “contro”.
Chiudo con un filmato che vi raccomando davvero di vedere…è una grande interpretazione di Servillo, ma è anche il “cuore” del film

Arizona dream – 1992

Forse non è il miglior film di Kusturica. Forse è un po’ lungo. Forse è troppo onirico…..Ma ce ne fossero in giro di film così. E’ un film sull’amore, sui sogni, sulla vita e sulla morte. E’ un film sull’essere umano, la sua fragilità, la sua forza. E’ un film sull’importanza dei sogni e su come l’amore ci ponga in quello stato di grazia che ci consente di credere nei nostri sogni/desideri più folli.
E’ film sulla capacità dell’amore di farci superare i limiti, le regole, quelle imposte dalla società come quelle che noi stessi ci costruiamo come gabbie. Ma è anche un film sulla disillusione, sulla perdita o l’impossibilità di raggiungere lo stato di grazia del sogno (ad occhi aperti o chiusi).
Saper sognare e vivere allo stesso tempo una vita “normale” fatta (anche) di profumo d’acqua di colonia scadente non è un mestiere facile, è una prova da equilibristi veri, ma forse è lì che sta il segreto della felicità……
E’ un film che fa anche sorridere spesso e scelgo una delle scene che mi hanno fatto sorridere di più per questo post. Il cugino di Axel (il protagonista) è un aspirante attore fissato con “Intrigo internazionale”.
Di seguito la scena originale con Cary Grant (per chi non la ricordasse) e poi l’interpretazione di Paul (uno splendido Vincent Gallo):

Nel film ci sono molte altre citazioni cinematografiche tutte molto spassose

Non pensarci – Gianni Zanasi

Mi aspettavo di più. Il film mi era stato segnalato da diversi amici e anche da veri intenditori.
Mastrandrea è bravissimo. Come può e sa esserlo lui. Continuando a fare (non recitare) se stesso nei film, in teatro, in qualunque cosa faccia. Lo seguo da quando faceva le comparsate al Maurizio Costanzo Show. Allora, me lo ricordo bene, lavorava come parrucchiere cercando una sua via nel mondo dello spettacolo. Era lo stesso di adesso. Lo stesso del film. L’ho incontrato diverse volte a Roma (per strada, al bar, in un negozio) gli ho sempre spontaneamente sorriso come a una vecchia conoscenza e lui ha sempre ricambiato il sorriso.
E anche se pure gli altri attori sono bravi il personaggio è così perfetto per lui che copre un po’ tutti. Ci sono dei pezzi fortissimi da diventare scene di culto. Su tutte quella dello schermo che misura la velocità delle macchine davanti a un bar che segnala anche la velocità dei pedoni.
Per me è un film sul perbenismo e sulla trasgressione. Il musicista (Mastrandrea) dovrebbe essere quello che trasgredisce, che fa la vita più complessa, sesso droga e rock’n’roll. E invece no. Si scopre pian piano che sono proprio quelli che vivono nella provincia, quelli “a modo”, quelli “perbene” che trasgrediscono, che hanno la vita più complicata (la madre, il fratello). Perché quando che si trasgredisce più spesso? Quando le regole ci sono, almeno apparentemente, e sono più rigide. Alla fine è proprio Mastrandrea a sembrare quello con la testa sulle spalle.
È anche un film sulla connivenza tra politica, banche e imprese che permette alla famosa piccola impresa italiana di andare avanti (o che almeno l’ha permesso fino ad oggi).
Perché non mi ha convinto fino in fondo? Non so. Penso che ci siano troppe scene inutili e qualche passaggio davvero troppo intuibile. E poi forse, in questo caso sì, l’attesa era troppo alta.
Però fa passare un paio d’ore di buon cinema e oltre a riflettere si sorride anche molto

Ratatuille (2007)

L’ho confessato: sono indietro con i film. Così Ratatouille l’ho visto solo ieri. Divertentissimo! Le animazioni sono uno spettacolo di per sé. Non solo i singoli personaggi (sopra tutti l’espressivissimo chef Skinner), ma anche le scene animate. L’inseguimento in vespa per Parigi tra Remy (il topo) e il perfido Skinner è sensazionale…un vero spasso. E anche la Parigi che si vede dalle vetrate è mozzafiato.
L’idea del topo “antropopensante” naturalmente mi ha ricordato “Firmino”, ma il personaggio è riuscito molto, ma molto, meglio (è stato consequenziale pensare che prima o poi ci proporranno un Firmino film).
E chissà se il motto del film “tutti possono cucinare” ha ispirato la campagna dello “Yes we can”.

Nell’ultima parte del filmato l’inseguimento che mi piace tanto

Persepolis – Il film

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L’ho visto domenica. Ormai sono indietrissimo con i film. Una delle attività che mia figlia mi inibisce maggiormente è andare al cinema. Avevo un po’ paura di vederlo. Tutti a dire quanto fosse bello e poi io avevo letto i fumetti e mi erano piaciuti moltissimo. Insomma temevo di avere aspettative troppo alte. Invece mi è piaciuto. Molto. I disegni, la sceneggiatura (non deve essere stato facile passare dal fumetto al film), tutto. Ancora più che nel fumetto si respira quest’aria di storia dal basso. La storia di una persona come tante che attraversa la Storia e i Mondi. Ci sono tutti i contrasti, le contraddizioni del rapporto tra Occidente e Medio Oriente, il fondamentalismo e fanatismo religioso, la superficialità anche di chi è “impegnato”, l’orrore della guerra in casa, il difficile ruolo della donna in ogni cultura….il tutto senza disturbare grandi teorie, dubbi teologici, seri problemi di geopolitica, ma il tutto con grande semplicità, quella delle persone normali che si trovano a vivere tutto questo e non a studiarlo o interpretarlo. La poesia dei disegni che fa da controaltare alla durezza di certi avvenimenti e di certi dialoghi regala al film una magia coinvolgente. Come scriverebbero su certe guide TV: per tutte le età

Potrebbe piovere….

Ultimamente penso spesso a questa scena di Frankestein Junior…….

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