Penso di essere una delle poche, pochissime persone a non aver fatto mai una settimana bianca. Non ho mai messo ai piedi un paio di sci.
Ne vado fiera. E’ una delle poche cose che mi dà ancora il senso di appartenenza di classe. Io appartengo al proletariato che non ha mai fatto una settimana bianca. La differenza non sta più in chi possiede i mezzi di produzione e chi no. Il confine si è spostato. La settimana bianca aiuta a individuarlo. Il mio è stato un matrimonio endogamico perchè anche mio marito non è mai stato in settimana bianca.
Penso che sciare debba essere molto bello, ma il fatto che sia legato all’idea della “settimana bianca” mi infastidisce davvero.
Detto questo vi lascio con due video che adoro. Una delle mie grandi passioni sin da piccola è stato Aldo Fabrizi. Aldo Fabrizi piaceva tanto a mio nonno e lo guardavamo insieme in TV. Uno dei miei pezzi preferiti era quello appunto dello sciatore. Ancora oggi, anche se lo conosco a memoria mi fa ridere come una pazza
E poi c’è il tranviere che non posso non dedicare a mio nonno che è stato tranviere a Roma per tanto tempo. Penso che lui emiliano, “campagnolo inurbato” e montanaro si ispirasse ad Aldo Fabrizi per sopravvivere nella giungla romana.
Mi manca tanto nonno.
Sul mio (nostro ) banco al liceo campeggiava (tra le altre) questa scritta: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me”. È l’epitaffio che si trova sulla tomba di Immanuel Kant e anche la conclusione de “La critica de la ragion pratica” (Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza).
Non voglio fare la colta. Purtroppo sono molto arrugginita sulla filosofia che era, dopo il greco, la mia materia preferita (o forse dovrei dire con il greco perché quello che mi piaceva di più tradurre era Platone).
Però ci sono cose, lampi, che ogni tanto mi tornano in mente. In questi giorni Kant me lo ricordo spesso. Per me Kant sta alla filosofia moderna come Platone sta a quella classica. È già tutto lì.
Una delle parti della filosofia di Kant che mi piaceva di più era “il devo perché devo”, cioè l’imperativo categorico. Diverso dall’imperativo ipotetico che ha sempre un fine (tipo se vuoi andare in Paradiso obbedisci alla legge di Dio). L’imperativo categorico non è condizionato da nulla, vale in tutte le condizioni (non solo dal voler andare in Paradiso), per tutti in tutte le condizioni ed esprime volontà pura non condizionata o finalizzata (devo perché devo non perché voglio andare in Paradiso). Questa era, rispolverata grazie a wikipedia, la legge morale in Kant. La morale kantiana non prescrive atti da compiere, ma come la volontà deve atteggiarsi. Il più bello secondo me è il secondo imperativo categorico (sul primo avevo e ho seri dubbi, se volete andatevelo a vedere da soli): Agisci in modo da trattare l’uomo così in te come negli altri sempre anche come fine, non mai solo come mezzo.
Quante volte questo imperativo così bello, così alto è stato, è tutti i giorni calpestato?
un’immagine seria
E una faceta, perchè non pensiate che mi stia prendendo troppo sul serio
Ancora a proposito di eroi. Forse ognuno di noi ha i suoi eroi in famiglia. Io di certo l’eroe di famiglia ce l’ho.
Se mio nonno fosse ancora vivo, so cosa avrebbe fatto oggi. Avrebbe ricordato, con gli occhi lucidi, il “povero Luigi”.
Il “povero Luigi” – per me Zio Luigi – era il fratello di mio nonno fucilato dai tedeschi sull’appennino emiliano insieme ad altri nove compaesani.
Zio Luigi venne ammazzato nel cortile di “casa Sacchi” (in alcuni paesi dell’Emilia le case hanno un nome). Il nonno mi aveva mostrato il posto. Io ero una bambina dalla fantasia fervida e molto impressionabile. Da quando lui mi mostrò il posto io non volli più andare a giocarci anche se su quel cortile affacciavano le case di acluni amichetti. Mi faceva impressione. Ci dovevo passare davanti comunque spesso e ogni volta mi chiedevo tante cose. Come fosse morire ammazzati. Se li avessero bendati. Se avevano pianto, urlato. Cosa facevano le loro madri, le mogli (Zio Luigi lasciò la madre che gli sopravvisse più di vent’anni, una moglie e due figli), mentre li fucilavano. Quanti fossero quelli che avevano sparato. Se erano giovani. Se erano come i nazisti della televisione. Se la terra che ricopriva ancora il cortile fosse la stessa che si era macchiata di sangue allora.
La resistenza entrò così nella mia vita. Con una familiare inquietudine. E anche con un familiare orgoglio. Quello di mio nonno mentre mi indicava il nome di Zio Luigi sul monumento per i caduti.
Penso sia una storia comune a quella di tanti italiani. Penso che sia oggi più che mai il momento di raccontarle queste storie. Storie normali. Storie di eroi.
In questi giorni un amico mi ha citato come incoraggiamento “Dice il saggio: tutto bene quel che finisce bene. E l’ultimo chiuda la porta”.
Mi chiedo se, visto che è di qualche anno più grande (giusto qualche!) sia reso conto che mi ha citato una delle cose più care, emblematiche ed evocative della mia infanzia: Supergulp!
I fumetti in TV! Così prima ancora di saper leggere ho conosciuto Tin Tin, L’uomo ragno, Alan Ford, Corto Maltese, Sturmtruppen. Andavano in prima serata e così li vedevo anche con il mio papà che poi mi disegnava i miei preferiti su una vecchia agenda e io li ritagliavo con quelle maledette inservibili forbicine dalle punte arrotondate.
Non so se in questo caso finirà bene…ma l’incoraggaimento mi ha fatto piacere!
Ecco il filmato con Nick Carter che si chiude con “dice il saggio…..”
L’accusa di essere coatta mi è arrivata perchè ho difeso Miguel Bosè.
Un altro “splendido” più che cinquantenne…..Diciamolo, Trotella invecchia.
L’altro giorno ho definito un ragazzo di un anno più giovane di me un “ragazzetto simpatico”.
Insomma se non superano i quaranta (meglio se abbondantemente) ormai Trotella li considera dei ragazzini…
Già mi sento Gino che mi dice che anche Miguel Bosè è ingrassato e invecchiato, ma che ci posso fare?
A me piace ancora…sarà la voce sensuale o lo spagnolo….insomma nemmeno io sono più una ragazzina.
Quello di “superman” (1979) è un bimbo
Meglio il fascino cinquantenne di “Si tu no vuelves”
Questa sera su Raiuno, in una pausa del festivalone, mandano in onda un film su Rino Gaetano (Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu, con Laura chiatti e Claudio Santamaria). Non lo guarderò.
Per scelta e non per i miei doveri di mamma.
Ma voglio ricordare anch’io oggi Rino Gaetano.
Non amo vedere i posti dove sono morte delle persone.
E nemmeno quello in cui sono sepolte.
Mi fanno una grande e pessima impressione (Pompei, come le Fosse Ardeatine).
Ci sono una paio di eccezioni. Ho voluto vedere il posto dove fu ucciso Pasolini.
E sono andata diverse volte al cimitero degli Inglesi.
Un altro posto che ho voluto vedere è il luogo dove si è schiantato Rino Gaetano a Roma, sulla Via Nomentana.
Morì nel 1981, il giorno prima del mio nono compleanno. Ne ho un ricordo molto vago. Ma forse, poichè venne fuori il giorno del mio compleanno me lo ricordo.
Eppure Rino Gaetano – che allora mi sembrava un tipo strano – ha continuato ad accompagnarmi.
E’ sempre difficile scegliere una canzone nel repertorio di un artista. Stasera per voi scelgo “Mio fratello è figlio unico” (sì penso sia la mia preferita)
Mio fratello è figlio unico
Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio
di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l’amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto – Ancona
e non ha mai criticato un film
senza mai prima vederlo
mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia
non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell’amaro benedettino
non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud
può vivere cent’anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati
malpagati e frustrati
mio fratello è figlio unico
sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
frustrato derubato sottomesso
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
malpagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mario
Nel 1985 youtube non esisteva. E poi li avrei aspettati comunque. Come li apettai al Live Aid quando Simon prese la famosa stecca. Stavolta, come vi ho detto, non ce l’ho fatta, ma c’è youtube per me e per tutti quelli che se li sono persi.
Sono d’accordo con Maura: invecchiano bene. Certo mi fa un po’ impressione pensare che Simon Le Bon ha cinquant’anni (li farà a ottobre), ma è ancora molto affascinante…quasi fico.
Sarà vero o è solo che il primo amore non si scorda mai
Io nel derby (Duran Duran -Spandau Ballet) non ho mai avuto dubbi: Duran Duran
Il primo anno di università per frequentare le lezioni io la mia amica ci alzavamo alle 5.30 per prendere l’autobus delle 6.30 e arrivare in aula intorno alle 8.15-8.30. Questo ci consentiva (non sempre) di riuscire a entrare e guadagnarci un posto sedute sulle scale (sui banchi c’era già il tutto esaurito). Tutti i giorni (il sabato un po’ più tardi perchè non c’era traffico). Mangiavamo in mensa e tornavamo la sera che era già buio. Giusto in tempo per riordinare gli appunti e farsi una doccia. Un massacro. Gli studenti pendolari sono quanto di più lontano possibile dal modello dello studente goliarda e molto più vicini a tristi operai senza nemmeno una paga.
Per farla breve, di fronte all’Università c’era un albergo, si chiamava Globus. Per tutto il primo anno di università il nostro sogno fu poter prendere almeno una volta una stanza all’hotel Globus per riposarci e alzarci magari alle 7.00!!! Era diventato il nostro mito, un sogno, un tormentone….alzavamo gli occhi e dicevamo “ehhh il Globus”.
Qualche giorno fa sono ripassata per Viale Ippocrate. Il Globus esiste ancora. Con gli anni è migliorato. Ora è affiliato a una grande catena. Ho pensato che vista l’(in)utilità delle nostre lauree sudatissime (provate a viaggiare sugli autobus sovraffollati che si spingono verso le periferie e saprete quanto sudate siano) lo Stato ci deve qualcosa. Un risarcimento. Almeno un pernottamento al Globus Hotel.
Tanti anni fa in una puntata di “Indietro Tutta” (non ricordo se alla fine del 1987 o all’inizio del 1988) ci fu uno dei più bei pezzi di quella che oggi chiamerebbero “meta-televisione”: Troisi che diventa Rossano Brazzi perchè lo dice la TV.
Oggi mi sembra un bell’esempio di flessibilità.
Gli appartenenti alle generazioni nate dagli anni ‘70 in poi sono costretti a reciclarsi e a procedere da autodidatti perchè hanno titoli di studio che non valgono più nulla, perchè nelle scuole non si insegna più nemmeno a parlare – e meno che mai a scrivere - l’italiano, perchè nelle università si continua a insegnare come trent’anni fa e solo dopo tre master (pagati svariati euro) capisci che se vuoi davvero imparare qualcosa che sia utile per il lavoro ti devi dare da fare da solo.
Sono costretti a svendersi perchè il lavoro non c’è. O almeno non c’è più quello che ci hanno insegnanto a chiamare lavoro. Quello sul quale suppongo si fondi la nostra Repubblica (art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro……e mica può essere fondata su qualcosa di precario sta Repubblica no? e meno che mai sui call center)
Sono state costretti a riciclarsi per riuscire a tirare avanti……
Ci hanno spiegato che è giusto così. Che è normale. Che siamo strani noi se viviamo fino a trent’anni con mamma e papà “guardate i tedeschi, mammoni che non siete altro” e intanto ci davano stipendi mensili inferiori ai fitti che chiedevano per un monolocale. Ci hanno anche detto che non è buona cosa protestare perchè siamo fortunati, noi un lavoro ce l’abbiamo, c’è chi non ce l’ha. Ci hanno pazientemente dimostrato che non importa se un figlio una donna lo fa a quarant’anni (quando lo fa) tanto c’è l’amniocentesi. Ci hanno spiegato che non è così brutto dover chiedere a mamma e papà un aiuto per vivere fino a quarant’anni (certo ad averceli un padre e una madre che ti possono aiutare).
Ci hanno detto che viviamo in un paese con un bel clima e tanti monumenti.
C’è il calcio, i reality e il grattaevinci. Possiamo e dobbiamo essere felici e soddisfatti. Possiamo e dobbiamo strare tranquilli, perchè in Africa sì che si sta male
Ecco all’inizio ci siamo sentiti così, smarriti, qualche protesta l’abbiamo avanzata, con educazione, senza insistere, proprio come il povero Troisi diventato improvvisamente Brazzi. Ogni volta che cambiavamo lavoro, che ci rifiutavano il mutuo (e in fondo menomale altrimenti ora saremmo sul lastrico), che ci chiedevano “ma lei un’assicurazione privata ce l’ha?” (e con quali soldi?), ci siamo chiesti, ma davvero siamo al sicuro?
Ma poi con il tempo ci siamo lasciati convicere. Sì siamo diventati flessibili e abbiamo capito che se lo diceva la TV o un altro Grande Fratello potevamo essere, anzi dovevamo essere inevitabilmente altro da noi. Potevamo anzi dovevamo sentirci soddisfatti. E ce ne sono in giro di imbonitori, più bravi se possibile di Arbore e di Frassica, che c’hanno messo poco a tranquillizzarci: era tutto a posto così.
Io cerco di essere flessibile - o almeno non rigida - ma continua a rimanermi incollata sulla faccia la stessa espressione perplessa di Troisi a fine trasmissione
questo è uno spezzone, se vi appassionate su youtube ce ne sono altri
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio Gaber. Mi piace ricordarlo nel giorno della sua nascita e non della sua morte. Che poi certa gente non muore mai.
Quanto mai attuale il brano che vi propongo di ascoltare