Repubblica — 08 ottobre 2009 pagina 38 sezione: COMMENTI
Non so se siano le luci caravaggesche in voga negli studi televisivi (volti lucenti e madidi di passione contro sfondi tenebrosi), ma seguire i talk-show politici mi dà un crescente malessere. C’è, nelle voci rotte dall’ ira, nelle fisionomie stravolte, un inconfondibile presagio di violenza. Lo dico con vera e spero condivisa tristezza. L’ altra sera, a Ballarò, mi ha fatto specie vedere un algido viveur come Carlo Rossella trasformarsi in un loggionista del governo. Sedeva accanto a un Bondi illividito e furente. A parte la comune, lunga storia comunista, niente apparenta Bondi e Rossella. Il primo è un militante fisiologico, appassionato e fanatico, il secondo si immolerebbe per le posate da pesce, non certo per un’ ideologia e tantomeno un’ idea. Eppure era lì, come un riservista già in età richiamato inopinatamente al fronte. Era lì a interrompere, a sibilare slogan apodittici e a rispondere (come Bondi) a nessuna domanda. Brutto anzi pessimo segno, quando anche i cinici si schierano, e si buttano nella mischia rischiando la piega della giacca. –