
E’ un libro in cui possiamo ritrovarci tutti noi sempre tesi tra la voglia di ribalta e quella di “dietro le quinte”, ma…mi aspettavo di più. Di solito i libri che mi consiglia Sara mi calzano a pennello. Questo, pur essendo un libro che mi ritroverò a consigliare anch’io, non mi ha convinto del tutto.
Il primo punto debole è la forma. Non la forma della scrittura, ma la forma del volume. Iperborea stampa questi volumi dalle proporzioni insolite che ti sembrano pure affascinanti, ma quando poi te li ritrovi tra le mani, specie a letto, specie con la luce fioca del comodino, sono uno strumento di tortura. Specie se come me odiate chi apre i libri “spianandoli”. Specie se come me cercate di non tenere sempre un po’ chiusa la rilegatura. In questo caso è impossibile.Se i libri hanno una forma rettangolare con certe proporzioni un motivo c’è. Altrimenti se ne sarebbero accorti un bel po’ di anni fa e ci avrebbero offerto qualcosa di diverso.
Ok, i contenuti. I contenuti sono ben scritti, i personaggi sono meravigliosi, ma mi manca qualcosa.
Il libro parla di coloro che non compaiono perché non possono o perché non vogliono. Coloro che non vogliono essere i primi (Aldrin non Amstrong è l’eroe), che vorrebbero sparire, passare la vita senza far accorgere della loro presenza. Impossibile. C’è sempre qualcuno che si accorge di te.
In un brano molto bello il protagonista riflette su come tutti i supereroi, da superman all’uomo ragno, tengano nascosta la loro identità passando la vita come persone “normali”.
Il libro si spinge più in là in perfetta contrapposizione con quella che è stata una delle parabole che ha tormentato la mia vita di ragazzina quella dei talenti. Confesso che non l’ho mai capita del tutto. A me non sembrava ci fosse nulla di male nel seppellire i talenti. Anche ora continuo a non capire quel tipo di approccio e l’autore è con me.
Un po’ forzato e non del tutto convincente il passaggio dalla sfera individuale del “non comparire” a quella sociale e corale di coloro che non compaiono perché dimenticati anche dalla storia (i morti finiti nelle fosse comuni della Bosnia Erzegovina).
È questo che mi fa sospendere il giudizio? No. Nulla di razionale. Come al solito. C’è un senso di vuoto nel libro. Una certa freddezza e non perché sia ambientato alle Faroe. E, benché tutto si svolga in una piccola comunità, una solitudine infinita. Forse è questo che l’autore vuole, ma a me è restato addosso molto freddo.
Un bell’incipit però: “La persona che ami è fatta per il 72,8% d’acqua e non piove da settimane. Eccomi qui, in mezzo al giardino, i piedi piantati nella terra. Sono chino sui tulipani, le mani nei guanti, delle piccole cesoie tra le dita, è primo mattino, aprile 1999, e comincia a fare un po’ più caldo, l’ho notato di recente, qualcosa qua e là ha iniziato a cambiare, l’ho notato stamattina non appena sono sceso dalla macchina, all’alba, proprio mentre aprivo la porta del vivaio, l’aria era più mite, più smussata agli spigoli, finalmente mi sono tolto gli stivali invernali e ho messo le scarpe da ginnastica blu.”
Colonna sonora del libro sono i Cardingans
sara said,
October 22, 2009 at 8:53 am
Concordo quasi con tutto quello che scrivi, ma con alcune importanti precisazioni che riporto non per avere la meglio ma per il piacere di una conversazione pacata, che oggi è così rara. Non ho più il libro, l’ho prestato a un amico ed è volato a Londra con lui. Tutto quello di cui parlo quindi trae origine dalla mia memoria e dai quei due neuroni che come mamma multi-tasking mi rimangono (mi perdonerai le inesattezze). Sono d’accordo sul fatto che il libro non mantenga il tono e la vitalità dell’incipit (strepitoso) ma non escludo che questo, compreso il freddo che lascia alla fine (siamo stati alle Faroe, mia cara), sia il valore del libro.
si parte, come in ogni storia, come in ogni viaggio con speranze, qualche disincanto, ma tutto sommato credendo nei fiori.
Poi lo shuttle si sgancia dall’orbita terrestre e si è soli, in compagnia ma soli a vedersela con i propri “demoni”, come nel buio dello spazio, come nella propria mente quando questa va alla deriva.
E il finale, con un nuovo viaggio, stavolta a vela e verso sud, forse è il vero inizio.
io non so cosa penso dei talenti. se chi li seppellisce è una sorta di banchiere privato da disprezzare e chi li usa è il bello e bravo della situazione, o se, al contrario, chi non li mostra è un saggio che ha compreso che l’importante è averli, non farli fruttare.
quello che so è che le pagine dedicate alla storia di aldrin e la conclusione dell’autore è che anche lui meriti di essere felice, nonostante tutti gli errori, l’alcolismo, la depressione, la moglie che non ha più saputo amare, il sottile disprezzo per i suoi simili che sono rimasti ancorati alla terra e che non l’hanno mai vista da lassù. meriti di essere felice, buzz aldrin, anche se non sei armostrong, anche se non sei arrivato primo come tutti noi, come “tutti quelli che cadono” direbbe beckett.
Un’ultima nota sulla forma del libro. Scomoda, vero. Ma la giusta scelta per chi vuole stare di traverso alle cose, anche negli scaffali delle librerie.
trotella said,
October 22, 2009 at 8:02 pm
Carissima, è sempre bello quando qualcuno ti mostra qualcosa di “nuovo” che avevi sotto il naso. E’ lì che sta lo stupore. Nel mio mestieraccio c- he piaccia o no- non si scopre mai davvero nulla. al limite impari a vedere (meglio) cose che erano lì davanti a te da sempre, solo che non le avevi viste perchè guardavi troppo da vicino o troppo da lontano. Oppure ti fermavi sul particolare senza staccare lo sguardo per il generale, etc.
Non mi riferisco alla parte che scrivi sui contenuti, che trovo pienamente condivisibile (perchè hai rtagione quelli che io ho visto come limiti, in un periodo in cui sprizzo energia da tutti i puri, sono anche il valore, l’originalità del libro).
Mi riferisco alla forma del libro. Scioccamente non c’avevo pensato, ma è vero. E’ una formula per chi vuol stare di traverso. Non solo. E’ anche una forma per lettori veri, per chi ama leggere davvero, anche nella scomodità.
E ora me lo immagino lì il tuo volume, a Londra, di traverso nello scaffale della biblioteca del tuo amico.
Avrei voluto parlare di tutto questo in sala da voi, con davanti il poster del bosco con le foglie perennemente gialle e il tè che fuma nelle tazze sulla tovaglia verde.
sara said,
October 23, 2009 at 8:51 am
anch’io! twinings, ovviamente.