Senza sapere invece – Erri De Luca

erri de luca

Premetto che un uomo che volesse conquistarmi sarebbe a metà dell’opera se mi dicesse che a Valle Giulia c’era, se mi raccontasse delle occupazioni, delle manifestazioni etc. etc. del ‘68.
Ci sono donne che subiscono il fascino della divisa. Io subisco il fascino del rivoluzionario (meno se poi è diventato un giornalista di destra). Mi piace sentire raccontare storie del ‘68. Mi piace vedere gli occhi di quelli che c’erano illuminarsi ancora. Guardando quella luce ho la sensazione di essermi persa qualcosa di straordinario, ma nelle loro parole riesco a pescare ancora qualcosa, a trovare un’umanità che mi piace, un mondo in cui mi sembra sarebbe valsa la pena viviere, amare soffrire (cito). Non tutti però quella luce se la portano negli occhi. E non sempre perchè hanno consapevolmente tradito. Semplicemente perchè la vita li ha addomesticati.
Uno che non si è fatto addomesticare è Erri De Luca. Il suo raccontare il ‘68 mi incanta ogni volta. Era già successo con il racconto “Vento in faccia” contenuto ne “Il contrario di uno”, sono rimasta di nuovo assorbita ad ascoltare con questo libretto che riporta uno scritto pubblicato su “Il manifesto” nel ‘90. Dalla quarta di copertina :
” Se non vi è capitato di portare una lampadina dentro una baracca, accenderla e poi lottare perché ci resti, non lo so spiegare il comunismo che stavamo facendo”
Non si trova facilmente. Se vi capita leggetelo. Meglio di molte altre cose uscite per celebrare il ‘68.

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