Sul mio (nostro
) banco al liceo campeggiava (tra le altre) questa scritta: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me”. È l’epitaffio che si trova sulla tomba di Immanuel Kant e anche la conclusione de “La critica de la ragion pratica” (Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza).
Non voglio fare la colta. Purtroppo sono molto arrugginita sulla filosofia che era, dopo il greco, la mia materia preferita (o forse dovrei dire con il greco perché quello che mi piaceva di più tradurre era Platone).
Però ci sono cose, lampi, che ogni tanto mi tornano in mente. In questi giorni Kant me lo ricordo spesso. Per me Kant sta alla filosofia moderna come Platone sta a quella classica. È già tutto lì.
Una delle parti della filosofia di Kant che mi piaceva di più era “il devo perché devo”, cioè l’imperativo categorico. Diverso dall’imperativo ipotetico che ha sempre un fine (tipo se vuoi andare in Paradiso obbedisci alla legge di Dio). L’imperativo categorico non è condizionato da nulla, vale in tutte le condizioni (non solo dal voler andare in Paradiso), per tutti in tutte le condizioni ed esprime volontà pura non condizionata o finalizzata (devo perché devo non perché voglio andare in Paradiso). Questa era, rispolverata grazie a wikipedia, la legge morale in Kant. La morale kantiana non prescrive atti da compiere, ma come la volontà deve atteggiarsi. Il più bello secondo me è il secondo imperativo categorico (sul primo avevo e ho seri dubbi, se volete andatevelo a vedere da soli): Agisci in modo da trattare l’uomo così in te come negli altri sempre anche come fine, non mai solo come mezzo.
Quante volte questo imperativo così bello, così alto è stato, è tutti i giorni calpestato?
un’immagine seria
E una faceta, perchè non pensiate che mi stia prendendo troppo sul serio


sara said,
September 6, 2008 at 10:47 am
sul mio banco c’era scritto “tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale”. che tutte le mie turbe psichiche siano da imputare al liceo spallanzani?