Nel giorno del mio compleanno (che ho festeggiato con una breve vacanza, per questo il blog è stato fermo) Sara mi ha regalato questa poesia di Brecht che non conoscevo. Mi sembra bellissima e da recitare almeno una volta al giorno in questo periodo. Per non abbassare mai la guardia. Grazie Sara è un regalo bellissimo
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Alberto said,
June 18, 2008 at 12:04 pm
Guarda che questa poesia non è di Bertold Brecht ma di Martin Niemöller. Ciao.
trotella said,
June 18, 2008 at 8:53 pm
Grazie Alberto, mi hai consentito di scoprire qualcosa in più.
Ho fatto una breve ricerca su Internet. Sì immagino non sia il luogo migliore dove controllare la correttezza delle citazioni, ma sono in vacanza e di più non posso fare.
Ho trovato il seguente articolo apparso su Liberazione del 24/05/08 che mi sembra serio e che ci aiuta a scoprire l’arcano
Niemöller, il pastore luterano che ispirò Bertold Brecht
di Tonino Bucci
Brecht la rimaneggiò, cambiò le parole, aggiunse un verso. Lo fece con la proverbiale sua efficacia drammaturgica. Secca, pungente, aspra, eppure poetica e struggente. Ma nella versione originale quella poesia nasceva dalla penna di un altro intellettuale, un antifascista, un uomo religioso. Parliamo di Martin Niemöller, un pastore protestante tedesco. A lui è attribuita la stesura originaria dei versi che ieri Liberazione ha pubblicato, ma nella variante brechtiana. Ci sembrava doveroso ricordarne la primogenitura.
Brecht iniziava con il passaggio sui rom: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano». E prosegue con gli ebrei, gli omosessuali e i comunisti. Il finale, laconico, recita: «Un giorno vennero a prendere me e non c’era nessuno a protestare».
Eccoli, invece, i versi originari di Martin Niemöller. «Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».
Ma chi era l’autore di questi versi? Martin Niemöller è morto da poco più di vent’anni, nel 1984. Nasce in Germania, a Lippstadt, il 14 gennaio 1892. Il padre è un pastore luterano. La famiglia si trasferisce poi a Elberfeld, dove nel 1910 Martin si diploma. Fa il servizio militare nella marina imperiale. Allo scoppio della Prima guerra mondiale lo mandano nella divisione sottomarina che per la Germania rappresenta un settore bellico di punta. Fa una carriera folgorante, diventa ufficiale e partecipa a bordo dei temibili U-boot al conflitto in fronti strategici del Mediterraneo, nei mari di Salonicco, nel canale d’Otranto, a Port Said. Nel ‘18 è a bordo dell’UC 67 in qualità di comandante e se ne va in giro per il mare nostrum a spargere mine sulle rotte dei vapori commerciali.
Dopo la guerra prova a mettere su un’impresa agricola ma non ha il denaro sufficiente. E qui avviene la prima di tante svolte sorprendenti della sua vita. Intraprende gli studi di teologia evangelica a Münster. E’ convinto che solo riattualizzando il messaggio cristiano originario si possa mettere ordine a una società instabile e scossa dalle fondamenta come quella tedesca all’indomani della guerra. Però a partire dal 1924 vota il partito nazionalsocialista di Hitler. Verso la fine della Repubblica di Weimar, nel 1931, lo ritroviamo pastore della comunità evangelica di Berlino-Dahlem. Intorno infuria la crisi economica – sono gli effetti del ‘29 – la disoccupazione raggiunge livelli mai visti. Quando Hitler sale al potere, Niemöller è entusiasta del nuovo Stato del Führer. Ma l’entusiasmo dura poco. Nella chiesa evangelica e tra i cristiani tedeschi inizia un dibattito tormentato. I nazisti fomentano una scissione e favoriscono la nascita di una nuova organizzazione della chiesa protestante tedesca, i Deutschen Christen , su una linea di totale acquiescenza alla politica del regime. Sotto questa sigla una parte del protestantesimo tedesco aderisce alla filosofia razziale e antisemita.Arrivano le leggi ariane e, nelle comunità evangeliche, si comincia a parlare di affratellamento fra i pastori che si oppongono all’hitlerismo. Nel settembre del 1933 i non-ariani vengono cacciati dagli uffici ecclesiastici. Niemöller lancia l’appello a formare una lega dei pastori protestanti su base nazionale. Un terzo dei pastori aderisce. Nell’urgenza dei tempi i primi compiti sono elementari, ma non per questo esenti da rischi. Anzi. Si cerca di organizzare la protesta contro le leggi del regime e di organizzare una rete di assistenza per le vittime delle persecuzioni politiche e razziali. E’ il primo nucleo – al quale partecipa anche Dietrich Bonhoeffer – dal quale prende forma la Bekennende Kirche (Chiesa confessante). Il protestantesimo tedesco è ormai scisso in due tronconi: i Deutschen Christen , fedeli al regime, e, appunto, la Bekennende Kirche , persuasa dell’incompatibilità fra cristianesimo e dottrina razziale.
Niemöller è, in buona sostanza, un conservatore nazionalista, non troppo distante dal nazionalsocialismo, ma la battaglia nell’universo del protestantesimo è sufficiente a metterlo in rotta di collisione col regime nazista e a farlo scivolare nell’illegalità. A nulla vale l’autodifesa di fronte a Hitler che incontra nel gennaio del ‘34. Vorrebbe tenere le questioni religiose fuori dalla contesa politica. L’anno successivo non si trattiene dal criticare Alfred Rosenberg, nientemeno che uno dei massimi ideologi nazisti. Lo arrestano una prima volta, lo liberano e infine lo arrestano di nuovo. Viene processato e mandato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, alle porte di Berlino, considerato il lager dei “prigionieri personali” di Hitler. Nel 1938 la sua condanna a morte viene sventata solo grazie a una campagna d’informazione organizzata da un vescovo britannico, George Kennedy Allen Bell. Ancora un anno e scoppia la guerra. Niemöller fa appello al suo passato di ufficiale della marina, un corpo che mantiene uno spirito prussiano ligio alle tradizioni – una sorta di zona franca nelle forze armate. Dichiara di voler andare a combattere. Dirà poi, dopo la guerra, di essere stato spinto dall’etica luterana a chiedere di difendere la patria, anche se le sue posizioni religiose erano in antitesi alla filosofia nazionalsocialista. La richiesta non viene comunque accettata. Viene trasferito a Dachau. Sarà liberato nel 1945 dall’esercito americano.
La sua biografia non si arresta qui. Nel dopoguerra contrasta la restaurazione clericale nella parte occidentale della Germania. Si apre un nuovo capitolo che lo vedrà impegnato in tutte le battaglie progressiste e democratiche nella nuova Bundesrepublik di Konrad Adenauer, prima fra tutte quella contro il riarmo e la bomba atomica. Richiama la Chiesa evangelica tedesca alle sue corresponsabilità nel nazismo. Partecipa alle marce per la pace. Viaggia negli Usa e nei paesi del blocco comunista, nella Ddr e nella Jugoslavia. Anche se non si dichiarerà mai comunista riceverà persino delle onorificenze, un paio di premi Lenin e di medaglie della pace. Da autorità religiosa del protestantesimo sarà in prima linea per molti anni a venire. Contro l’aggressione americana in Vietnam. E, ancora, nei primi anni 80, sarà lì, a firmare appelli contro le testate nucleari degli Usa in Europa.
Manuela said,
September 18, 2008 at 6:58 am
Grazie per la poesia che non conoscevo e per tutte queste notizie.
Stefano said,
January 15, 2009 at 11:04 pm
La correzione che attribuisce anche la citazione al luterano Martin Niemöller sembra una bufala anche questa visto che non c’è nessuna fonte cartecea che prova la paternità della poesia. Ma in lingua tedesca alcune pubblicazioni fatte da Brecht si
ciao a tutti