Tanti anni fa in una puntata di “Indietro Tutta” (non ricordo se alla fine del 1987 o all’inizio del 1988) ci fu uno dei più bei pezzi di quella che oggi chiamerebbero “meta-televisione”: Troisi che diventa Rossano Brazzi perchè lo dice la TV.
Oggi mi sembra un bell’esempio di flessibilità.
Gli appartenenti alle generazioni nate dagli anni ‘70 in poi sono costretti a reciclarsi e a procedere da autodidatti perchè hanno titoli di studio che non valgono più nulla, perchè nelle scuole non si insegna più nemmeno a parlare – e meno che mai a scrivere - l’italiano, perchè nelle università si continua a insegnare come trent’anni fa e solo dopo tre master (pagati svariati euro) capisci che se vuoi davvero imparare qualcosa che sia utile per il lavoro ti devi dare da fare da solo.
Sono costretti a svendersi perchè il lavoro non c’è. O almeno non c’è più quello che ci hanno insegnanto a chiamare lavoro. Quello sul quale suppongo si fondi la nostra Repubblica (art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro……e mica può essere fondata su qualcosa di precario sta Repubblica no? e meno che mai sui call center)
Sono state costretti a riciclarsi per riuscire a tirare avanti……
Ci hanno spiegato che è giusto così. Che è normale. Che siamo strani noi se viviamo fino a trent’anni con mamma e papà “guardate i tedeschi, mammoni che non siete altro” e intanto ci davano stipendi mensili inferiori ai fitti che chiedevano per un monolocale. Ci hanno anche detto che non è buona cosa protestare perchè siamo fortunati, noi un lavoro ce l’abbiamo, c’è chi non ce l’ha. Ci hanno pazientemente dimostrato che non importa se un figlio una donna lo fa a quarant’anni (quando lo fa) tanto c’è l’amniocentesi. Ci hanno spiegato che non è così brutto dover chiedere a mamma e papà un aiuto per vivere fino a quarant’anni (certo ad averceli un padre e una madre che ti possono aiutare).
Ci hanno detto che viviamo in un paese con un bel clima e tanti monumenti.
C’è il calcio, i reality e il grattaevinci. Possiamo e dobbiamo essere felici e soddisfatti. Possiamo e dobbiamo strare tranquilli, perchè in Africa sì che si sta male
Ecco all’inizio ci siamo sentiti così, smarriti, qualche protesta l’abbiamo avanzata, con educazione, senza insistere, proprio come il povero Troisi diventato improvvisamente Brazzi. Ogni volta che cambiavamo lavoro, che ci rifiutavano il mutuo (e in fondo menomale altrimenti ora saremmo sul lastrico), che ci chiedevano “ma lei un’assicurazione privata ce l’ha?” (e con quali soldi?), ci siamo chiesti, ma davvero siamo al sicuro?
Ma poi con il tempo ci siamo lasciati convicere. Sì siamo diventati flessibili e abbiamo capito che se lo diceva la TV o un altro Grande Fratello potevamo essere, anzi dovevamo essere inevitabilmente altro da noi. Potevamo anzi dovevamo sentirci soddisfatti. E ce ne sono in giro di imbonitori, più bravi se possibile di Arbore e di Frassica, che c’hanno messo poco a tranquillizzarci: era tutto a posto così.
Io cerco di essere flessibile - o almeno non rigida - ma continua a rimanermi incollata sulla faccia la stessa espressione perplessa di Troisi a fine trasmissione
questo è uno spezzone, se vi appassionate su youtube ce ne sono altri
maura said,
January 29, 2008 at 10:55 am
anch’io alle soglie dei 40 anni mi ritrovo a volte con la stessa espressione perplessa. ti racconto un aneddoto. un annetto fa ero su un autobus. nello scendere alla mia fermata un gruppetto di ragazzi non più grandi di 18 anni mi ha preceduto bruscamente. uno di loro ha fatto notare ad un altro che avrebbe dovuto dare la precedenza alla “signora” (cioè io). la sua risposta? “ma che signora, avrà la mia età…”
in quel momento più che sentirmi lusingata per essere stata ringiovanita, mi sono chiesta come mai non risulto “credibile” alla mia età. quasi come se la condizione di precarietà ci abbia fatto sperimentare una sorta di involuzione verso un’eterna giovinezza che ci impedisce di crescere. beh, in quel momento quei ragazzi mi hanno fatto sentire un pò “rossano brazzi”.